11 parole per costruire un ponte


Ogni derby ha un’etichetta, un simbolo che lo distingue. A Milano la Madonnina e a Torino la Mole; a Roma il Cupolone e a Verona la Scala o l’Arena. A Genova si gioca il derby della Lanterna, l’antico faro che svetta sul porto da quasi mille anni e che rappresenta lo spirito verticale della citt. I genovesi possono spezzarsi, piegarsi mai. La citt sopravvissuta a mille sciagure, l’ultima la conoscete e brucia ancora sulla pelle viva degli abitanti, che ogni giorno affrontano gli enormi disagi provocati dal crollo del viadotto Morandi. Stasera Genoa-Samp. Non diremo che un derby unico perch tutti i derby esprimono una loro unicit. Qui di seguito abbiamo scelto undici parole, o espressioni, che spiegano qualcosa di Genova e del suo derby a chi conosce poco Genova e questa partita. I genovesi perdonino le semplificazioni.

Il ponte Genoa-Samp

Il ponte Genoa-Samp

La focaccia
come il caff e la pizza a Napoli, la “gricia” a Roma, il panettone a Milano e i gianduiotti a Torino: la focaccia come a Genova non la si mangia da nessuna parte. Morbida e unta al punto giusto nella versione classica prevede varianti: la focaccia secca, tipica del Ponente genovese, a Voltri e dintorni; la focaccia con il formaggio, di cui sono maestri nel Levante, a Recco. Parente stretta della focaccia la farinata, torta salata sottile a base di farina di ceci, cotta nel forno a legna in grandi teglie. Focaccia a colazione e farinata a cena, un’accoppiata genovesissima.


La maccaia (o macaia)
Gianni Brera scriveva che nell’era del calcio moderno Genoa e Samp non avrebbero vinto lo scudetto per colpa della maccaia. Il grande giornalista sportivo venne smentito un anno prima di morire dalla Sampd’oro di Vialli e Mancini. S, ma che cos’ la maccaia o macaia? una condizione meteo che si abbatte su Genova quando tira lo scirocco, un vento caldo. Crea umidit e languore, infiacchisce il corpo e la mente. La maccaia d’inverno disorienta: 15-18 gradi, quando il giorno prima ce n’erano cinque o sei. Paolo Conte, in “Genova per noi”, l’ha cantata cos: “Macaia, scimmia di luce e di follia, foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia”. Quando serve, una scusa: “C’ maccaia, non ne ho voglia, non ce la faccio”.

Lo stadio Luigi Ferraris di Genova.

Lo stadio Luigi Ferraris di Genova.

il maniman
Non ci sono studi scientifici che lo dimostrino, ma pu essere che dalla maccaia dipenda il maniman, parola dialettale che potremmo tradurre con “non si sa mai”. In realt il maniman uno stato dell’anima di qualunque genovese. A volte esprime ironia: “Maniman ti venisse un’ernia”, si dice a chi si lamenta del lavoro. Altre volte comunica prudenza: “Non facciamo questa cosa perch maniman (non si sa mai)…”. Negli ultimi anni si parla di “cultura del maniman” per dire di una citt che ha perso il coraggio di osare e che preferisce rinchiudersi in se stessa.

GRADINATE
Lo stadio di Genova si trova nel quartiere di Marassi a fianco del Bisagno, il fiume di tante esondazioni e alluvioni, ed intitolato a Luigi Ferraris, eroe della Prima guerra mondiale. Si dice “a Marassi”, non “al Marassi” (orrore e fitta al cuore, ogni volta che capita di sentirlo). Al Ferraris non ci sono le curve come nella stragrande maggioranza degli altri stadi italiani, ma le gradinate. Che sono squadrate, un gradone sopra l’altro e che non curvano. Nella gradinata Nord stanno gli ultras del Genoa, nella Sud i sampdoriani.

Tifosi genoani

Tifosi genoani

IL DORIA
Sei di Genova se dici “il Doria” e non “la Doria”, come succede di ascoltare fuori dalla Liguria. La Sampdoria nata nel 1946 dall’unione di Sampierdarenese – a Sampierdarena c’ quel che resta del Ponte Morandi – e Andrea Doria, gloriosa societ polisportiva tuttora attiva con marchio proprio, come la Sampierdarenese. Per abbreviazione la Sampdoria viene chiamata la Samp, al femminile, o il Doria, al maschile. Il motivo non chiaro. C’ chi fornisce una spiegazione geografica: il Doria squadra di calcio va distinto dalla Doria, che una localit di Genova, lungo il Bisagno.

il cRICKET
Sei di Genova se hai una certa familiarit con il cricket, nobile sport nato in Inghilterra e prima del consanguineo baseball secondo l’Enciclopedia Britannica (la questione pare controversa). Il Genoa stato fondato nel 1893 da un gruppo di britannici come Genoa Cricket and Athletic Club, quasi subito mutato in Genoa Cricket and Football Club. La denominazione rimasta e fino a pochi anni fa era vivo il Genoa 1893, club di solo cricket. Esiste una Serie A italiana di cricket, gli ultimi due scudetti li ha vinti il Kingsgrove Milano.

Una bandiera dalla Samp: Roberto Mancini.Una bandiera dalla Samp: Roberto Mancini.

Una bandiera dalla Samp: Roberto Mancini.

Una bandiera dalla Samp: Roberto Mancini.

BOBBY-GOL
Roberto Mancini stata e in un certo qual modo rimane la kryptonite che indebolisce il Genoa. Migliaia di genoani over 40 hanno sofferto da matti il ciuffo del Mancio, il suo calcio raffinato e ricercato, e fanno smorfie inconsce ogni volta che lo vedono inquadrato in tv oggi, come c.t. della Nazionale. Arrivato a Genova da ragazzo, Bobby-gol, cos lo chiamavano i tifosi doriani, si era subito calato nella parte dell’anti-Cristo rossobl. Bastava guardarlo per capire quanto cipiglio mettesse nei derby, a differenza del gemello Vialli, pi laico nell’approccio alla partita. A lungo simbolo della Samp, stato detestato dai genoani, che per – di nascosto e a denti stretti – gli hanno sempre riconosciuto il valore.

DUE CONTRO ZERO
Espressione coniata da Maurizio Compagnoni su Sky, durante il racconto del terzo gol del Principe Milito nel derby del 3 maggio 2009 (3-1 per i rossobl). L’ultima rete genoana viene ancora oggi evocata nei peggiori bar della citt. Azione di una goduria assoluta per chi ha a cuore il Genoa, il contropiede perfetto. Samp sbilanciatissima nel tentativo vano di acciuffare il 2-2 e ripartenza lunga del Grifone con momento finale di due attaccanti – Palladino e Milito – contro il solo portiere doriano Castellazzi, abbandonato a se stesso. “Due contro zero”, la sintesi del telecronista per sottolineare l’assenza di giocatori blucerchiati di movimento. E “due contro zero” rimasto come slogan o modo di dire. Samp-zero, il sogno di ogni genoano.

Milito con la maglia del Genoa

Milito con la maglia del Genoa

I CAMALLI
Dall’arabo “hammal”, portatore, viene il genovese “camallo”, che identifica gli scaricatori del porto genovese. Le parole se ne fregano dei muri, li attraversano. Un tempo i camalli erano una potenza, bastava un cenno del loro capo, il “console”, per fermare l’attivit portuale con uno sciopero immediato. L’introduzione delle macchine e l’avanzare della tecnologia li ha depotenziati, ma resistono e, seppure in numero ridotto rispetto agli anni d’oro, continuano a svuotare e caricare navi, non pi a braccia, ma con i vari mezzi. La loro storica societ si chiama Culmv – Compagnia Unica fra i Lavoratori delle Merci Varie – e ha sede a San Benigno, vicino alla Lanterna. Una volta avevano una squadra di calcio, la Culmv, molto forte tra i dilettanti. Non c’ derby senza camalli. “COMINCIO IO?”
E non c’ bambino genovese che prima o poi non si senta ripetere la storia di Giovanni Battista Perasso detto il Balilla. Secondo la leggenda, il 5 dicembre 1746, dentro una Genova occupata dall’esercito asburgico, il ragazzino Perasso prese una pietra, la sollev verso dei soldati e url: “Che l’inse (in genovese, ndr)? Volete che cominci io a tirarvi i sassi?”. Quel gesto avrebbe scatenato la rivolta popolare. C’ tanta retorica in tutto ci, ma l’episodio descrive l’anima ribelle di Genova, citt aspra e d’animo repubblicano, insofferente alle sopraffazioni e ai diktat. La storia genovese densa di sommosse e di sberleffi clamorosi. Quando Silvio Berlusconi, allora Presidente del Consiglio, venne in perlustrazione per il tragico G8 del 2001, approv tutto, ma chiese che per il giorno dell’inaugurazione la biancheria stesa sparisse dai tetti e dai balconi delle case. Non venne accontentato, molti genovesi appesero apposta file di panni ad asciugare. La rivoluzione delle mutande.

IL PONTE
Dal 14 agosto 2018 Genova non pi la stessa. Il crollo del Ponte Morandi ha ucciso 43 persone e ha spezzato in due la citt. La parte Est e la parte Ovest adesso sono collegate soltanto dalla strada statale, la vecchia Aurelia, sempre intasata nelle ore di punta e non solo. Genova persa nel traffico, gli affari calano, il porto in sofferenza e i genovesi – prigionieri di code senza fine – covano una rabbia sorda. Questa sera in campo ci sar il consueto spettacolo. Buon derby a tutti, ma oggi Genova rivuole soprattutto il viadotto dell’autostrada. Vivere o morire, questo il problema.

 Sebastiano Vernazza 

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