A Villa d’Este anche la Ferrari Modulo Tra le polemiche: «Ha perso l’anima»


Nata come puro oggetto di ricerca, diventata, per acclamazione mondiale, un’opera d’arte, ammirata come uno dei concept-car pi sconvolgenti, la Ferrari 512 Modulo Pininfarina torna sulla scena per il Concorso d’Eleganza di Villa d’Este (24/26 maggio), dopo tre anni di restauri. Lavori strutturali, molto dibattuti, da alcuni criticati che, modificandone la struttura portante e non pochi elementi estetici, l’hanno resa guidabile. 

La Modulo, presentata con molti dubbi al Salone di Torino del 1970 (Pininfarina la riteneva troppo os e la tenne per mesi sotto un telo), montava fin dall’origine un propulsore Ferrari. Ma era nata come oggetto statico, da guardare e non toccare, anche perch la sua forma arditissima prometteva tutto fuorch tenuta di strada. Ciononostante la sintesi assoluta della sua linea, al tempo stesso figlia e anticipatrice dei tempi, l’incredibile capacit di far sognare universi pi o meno prossimi, la rendevano parlante, ancor prima che semovente.

Paolo Martin oggi, sulla Modulo
Paolo Martin oggi, sulla Modulo

Qualche anno fa, acquistata dal produttore cinematografico americano e collezionista James Glickenhaus, stata portata in giro per il mondo e poi riconsegnata a esperti italiani per una gravosa operazione chirurgica. Il suo cuore Ferrari doveva poter ruggire, il suo telaio reggere la strada, sterzo, freni e cruscotto (assolutamente spaziale anche lui) accendersi e funzionare. Mr. Glickenhaus voleva godersi la Modulo per andare a spasso.

E qui sono cominciati i problemi, perch era come aggiungere una perla vera sulla tela della famosa Dama con l’orecchino. O far volare il disegno dell’elicottero di Leonardo. La Modulo una creatura di sogno, sotto la sua bellezza eterea non detto che ci sia un corpo. I restauri sono andati avanti tra molte perplessit, anche se ovviamente l’idea di vederla in strada era allettante. Si pensi che le uniche riprese dell’auto in movimento esistenti erano quelle realizzate negli anni ’70 da una troupe della televisione giapponese, che la trasport su strade collinari con lievi pendenze per poterla fare rotolare a valle. Ma talmente piano che si accelerarono i fotogrammi per aumentare il senso della velocit.

Oggi la Modulo sbucher dai veli sul prato di Villa d’Este, profondamente cambiata sotto, ma anche con alcune aggiunte fuori. A cominciare dagli specchietti retrovisori aftermarket e un colore che non l’azzurro perlato in cui fu concepita. Proprio Paolo Martin, il geniale designer che la plasm alla Pininfarina con le nude mani da un blocco di polistirolo, tra i critici pi severi, e – forse per questo – non stato invitato a partecipare all’evento di oggi.

un restauro che non si sarebbe mai dovuto fare – dice oggi Martin, che non stato coinvolto nell’operazione n dal proprietario, n dalla carrozzeria torinese che lo ha effettuato – .La Modulo un oggetto di ricerca, un’idea portata all’estremo, utopistica o provocatoria, mai pensai che un giorno avrebbe dovuto rispettare le norme del codice della strada. Quello che le hanno fatto una scelta egoistica, ignorante, fuori da ogni ragione.

24 maggio 2019 (modifica il 24 maggio 2019 | 12:52)

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