Abbiamo visto le sue ossa e ora è rinato


Un boato, poi le fiamme che ne hanno quasi del tutto distrutto la cupola e la parte interna, mandando in fumo più di un secolo di storia. Sembrava finita per il teatro Petruzzelli di Bari, il quarto più grande d’Italia. E invece, dopo una massiccia opera di restauro, durata circa 18 anni e realizzata grazie a finanziamenti pubblici, è rinato dalle sue stesse ceneri. Era il 27 ottobre del 1991 quando un incendio doloso è scoppiato all’interno dello stabile, e anche se sono ormai trascorsi 27 anni, quella notte è rimasta ben impressa nella memoria dei cittadini del capoluogo pugliese. E oggi il nuovo Petruzzelli, che ha rivisto la luce nel 2009, continua a essere cuore pulsante della cultura di tutto il Mezzogiorno.

Tuttavia, rivivere il momento dell’incendio è come riaprire una ferita sempre aperta per chi quelle fiamme le ha viste da vicino. “Mi chiamarono alle due di notte – racconta il fotoreporter Luca Turi -. Mi dissero di correre perché stava bruciando il teatro Petruzzelli. Ero incredulo. Qualcuno piangeva, era tutto una invasione di autobotti dei vigili del fuoco. Ma non c’era la possibilità di vedere all’interno quello che era successo. Rimanemmo scioccati. Il giorno seguente ho fatto un volo sullo stabile con l’elicottero e ciò che ha colpito di più il mio cervello era questa bocca di fuoco che usciva dall’interno. Era diventato uno scheletro. Ho visto le sue ossa e l’ho rivisto pure quando è rinato, non dico più bello ma con qualcosa di moderno ed è venuto molto bene”.

Il collasso della famosa cupola, che è stata completamente ristrutturata, ha fatto sì che non crollasse il resto del teatro. Così, mentre platea e palco sono stati quasi interamente ricostruiti, il foyer è la parte che ha resistito meglio alle fiamme e che è stata solo restaurata. Operazioni, queste, tutt’altro che facili. Lo sa bene Gianni Vincenti, direttore tecnico della ricostruzione del teatro Petruzzelli: “Il teatro è anche il regno della finzione, quindi ricostruire questa sorta di scenografia, ribaltandola quasi, era una sfida interessante – ha detto -. C’era una squadra di restauratori e scultori, che sono stati sistemati in un capannone di circa 1000 metri quadrati. Partendo dai bozzetti e dalle foto sono stati rifatti tutti gli elementi che andavano a formare l’apparato decorativo. Lo spirito è stato quello di evitare di avere un apparato decorativo che avesse un sapore artificiale, per cui singoli elementi hanno una leggera imprecisione dovuta al fatto che sono stati tutti rifiniti manualmente con un lavoro artigianale e non un lavoro di stampa”.

Non si può stabilire quanto sia stato importante per la città di Bari riavere il suo simbolo culturale. “L’incendio era una ferita, un dolore personale – ha sottolineato Maria Grazia Porcelli, docente di Storia del teatro Università di Bari -. C’è stato un grande moto di solidarietà e tutta la città era pronta a dare il proprio aiuto economico per la ricostruzione. Il teatro è fondamentale perché serve a creare un coscienza civile, una coscienza collettiva. È l’unico luogo dove si vivono dal vivo le esperienze artistiche, si raffina il gusto e il senso estetico, e si educa la città. Le nazioni che chiudono i teatri fanno paura perché vuol dire che non c’è più la libertà“.


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