Addio Mariasilvia Spolato. Fu la prima donna a dire ti amo a un’altra donna


E’ morta nei giorni scorsi all’età di 83 anni in una casa di riposo di Bolzano Mariasilvia Spolato, la prima donna italiana  a dichiararsi lesbica nel 1972 a una manifestazione femminista indetta l’8 marzo a Roma: in quel corteo Mariasilvia esibiva con orgoglio un cartello con scritto “Liberazione omosessuale” infrangendo un tabù e facendo scandalo. Fu la prima donna a fare “coming out”.

Laureata con 110 e lode, insegnante di matematica, Mariasilvia Spolato pagò in prima persona la sua decisione di condurre una lotta per i diritti delle e degli omosessuali. L’immagine di lei con il cartello venne pubblicata dal settimanale Panorama scatenando reazioni durissime soprattutto da parte del mondo cattolico. La visibilità che Mariasilvia ottenne e il coraggio con cui seppe difendere le sue idee le fecero perdere il lavoro di insegnante. Venne infatti licenziata con lo stigma di “indegnità”, e persino la famiglia la allontanò, facendola finire a dormire per strada e costringendola a spostarsi di città in città fino ad arrivare a Bolzano. Qui, ricoverata in ospedale per una pericolosa infezione a una gamba, fu alla fine prima accolta in un rifugio Caritas e poi nella casa di riposo Villa Armonia, dove è morta il 31 ottobre scorso.

Mariasilvia Spolato aveva scritto un manuale di matematica pubblicato da Zanichelli, ma anche libri sulla liberazione sessuale femminista. Con Angelo Pezzana, nel 1971, ha fondato la rivista “Fuori”, diventata successivamente la prima organizzazione dichiaratamente gay d’Italia, paese in cui – soprattutto 50 anni fa – l’impegno per i diritti civili era molto più difficile di oggi. Spolato ha scritto decine di articoli per le riviste d’area e pubblicato “la prima poesia lesbica del neofemminismo italiano”, e un libro che ancora oggi è considerato una bibbia dei diritti civili, “I movimenti omosessuali di liberazione”.

Mariasilvia è morta in una casa di riposo di Bolzano. Da 9 giorni la sua salma si trova in una cella frigorifera dell’obitorio della città, in attesa che qualcuno organizzi il suo funerale. Nessuno finora l’ha fatto, forse spetterà al comune, ma sarebbe importante se, in segno di riconoscimento, a darle l’ultimo saluto saranno migliaia di omosessuali e donne per i quali lei si è battuta per una vita, pagando anche un prezzo altissimo.


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