Allegri e Spalletti, le idee sul calcio italiano: come colmare il gap


Massimiliano Allegri e Luciano Spalletti. Getty

Massimiliano Allegri e Luciano Spalletti. Getty

Le analisi su quanto successo nella 12 giornata sono gi un ricordo. La pausa per le nazionali, oltre a ricaricare le batterie, spesso un buon momento per fare il punto. E non soltanto sull’andamento del campionato, ma sul sistema italiano in generale. Argomento trattato nel simposio “Alleniamo il successo”, organizzato dalla Figc a Coverciano. In mattinata sono intervenuti Massimiliano Allegri e Luciano Spalletti, che hanno proposto il proprio punto di vista sulla situazione del calcio italiano e sulla sua distanza con altre realt.

ALLEGRI
vero, la Juventus ha ormai raggiunto una dimensione internazionale. Ma Massimiliano Allegri affronta il problema partendo dal basso:“Nei settori giovanili dobbiamo lasciar i bambini liberi di giocare per poi insegnargli i concetti tattici. Il calcio non fatto da impiegati, la differenza la fanno i giocatori bravi a cui tu dai delle indicazioni”. Poi un’analisi sul calcio “dei grandi”: “Lo svantaggio pi grande quando giochi con le squadre straniere in Champions che si muovono tutti per 90’. In Champions molte squadre sono migliorate dal tatticamente ma ancora non sono al nostro livello. Ti lasciano molte linee di passaggio libere tra centrocampo e difesa, bisogna saperle sfruttare”.


SPALLETTI
Il punto di vista di Luciano Spalletti sulla questione parte da un’esperienza personale: gli anni all’estero sulla panchina dello Zenit: “ fondamentale, ti permette di vedere se casa tua in ordine come dicono tutti, e ti d la conoscenza effettiva che puoi usare in Italia con i calciatori che vengono dall’estero. Quando si fa questo lavoro, bisogna imporsi, cercare di essere un punto di riferimento. fondamentale essere credibili, convincerli di essere uno che pu gestire una situazione, ti devono riconoscere come quello che indica la strada verso la quale si vuole andare”. L’Inter sta assaggiando sulla propria pelle cosa vuol dire costruirsi una dimensione europea: “Anche ieri si visto che si fa fatica a mantenere un livello di concentrazione importante e non facile. Quando si chiede ai giocatori di essere troppo attenti e troppo continui in termini di attenzione, perdono di creativit. A Barcellona ho visto gli avversari arrivare a scaldarsi all’ultimo momento, se lo faccio con i miei perdo di sicuro. Bisogna saper passare dall’essere pi musicali, pi scanzonati, al metterci il ghigno, noi invece o si fa bene una cosa o si fa bene l’altra”.

 Gasport 

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