Asia Bibi torna in libertà, scarcerata dalla polizia in Pakistan


Asia Bibi è finalmente tornata in libertà. La donna pachistana di fede cristiana, accusata di blasfemia nel suo paese e condannata a morte prima di essere scagionata dalla Corte Suprema, è stata infine scarcerata dalla polizia. Ad annunciare  la buona notizia è stato il suo avvocato che in questi mesi ha seguito la complicata vicenda. “È stata rilasciata, mi è stato detto che era su un aereo ma nessuno sa dove atterrerà”, ha scritto il suo avvocato Saif Ul-Mulook in un messaggio. Secondo fonti ufficiali pachistane che hanno chiesto l’anonimato, dopo la scarcerazione la donna sarebbe stata trasferita in una località segreta della capitale del Paese Islamabad dal Punjab per tutelarne la sicurezza dopo le minacce di morte da parte degli integralisti islamici. Dopo la notizia della sua assoluzione, infatti, a centinaia erano scesi in piazza fomentati dagli integralisti per protestare contro la decisione dei giudici e chiedere l’esecuzione capitale della donna.

Una violenza che aveva spinto lo stesso avvocato a fuggire e la famiglia di Asia Bibi a chiedere aiuto all’Italia per lasciare il Paese. “Faccio un appello al governo italiano: aiutateci a fare uscire dal Pakistan, io e la mia famiglia siamo in pericolo” aveva spiegato il marito della donna Ashiq Masih tramite la fondazione “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, raccontando di un situazione drammatica. “La nostra vita è in pericolo, abbiamo difficoltà anche a trovare da mangiare”, aveva infatti spiegato l’uomo, aggiungendo: “È molto importante l’attenzione della comunità internazionale e dei media per mantenere viva Asia Bibi e per proteggerci”. Asia Bibi, che fino ad oggi era detenuta nella prigione di Multan, nel centro del Pakistan, rischia ancora a causa della decisione delle autorità di aprire a una revisione della sentenza della Corte Suprema, sempre su pressione degli estremisti e dunque non può lasciare ancora il Paese fino a quando la Corte Suprema non riesaminerà il suo verdetto. La donna, madre di cinque figli  affronta questo calvario da ormai più di otto anni dopo essere stata accusata di aver insultato il profeta Maometto in una discussione avvenuta nel 2009 nel Punjab. La donna all’epoca dei fatti, fu costretta a confessare il reato da una folla che minacciava di linciarla ma pi si è sempre dichiarata innocente.


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