“Atalanta favorita, ma che ricordi all’Olimpico con la Roma”


Marco Motta, 32 anni, difensore dell'Omonia Nicosia, qui a inizio carriera con la maglia dell'Atalanta. OMEGA

Marco Motta, 32 anni, difensore dell’Omonia Nicosia, qui a inizio carriera con la maglia dell’Atalanta. OMEGA

Se gli domandassero da che parte schierarsi si ritroverebbe in grande difficolt: “All’Atalanta da piccolo, avevo 7 anni. L sono ‘nato’ e cresciuto, a Roma ho vissuto il momento pi importante della mia carriera”. Per Marco Motta, inevitabile osservare il match di domenica da un’angolazione particolare. Quella del doppio ex col cuore diviso a met: a Bergamo 22 presenze in Prima Squadra fino al 2005, 42 in giallorosso da febbraio 2009 a giugno 2010: “Una vera famiglia, che peccato quello Scudetto sfumato (vinto dall’Inter di Mourinho, ndr)…”. Classe ’86, dallo scorso luglio veste la maglia dell’Omonia Nicosia (Prima Divisione cipriota), anche se presto potrebbe cambiare: “Contratto importante, mi hanno voluto fortemente, ma dall’estate sono cambiate parecchie cose, in societ e in panchina. Il mio futuro, probabilmente, sar altrove”.

Motta, a questo punto si sbilanci.


“Fisicamente sto bene, vorrei di nuovo misurarmi con un altro calcio. Non chiudo all’estero, ma prima c’ l’Italia: Serie A o B, non faccio particolari distinzioni. Conter sentirmi importante e parte di un progetto serio”.

Una telefonata a Gasperini?

“(Ride, ndr). Insieme pochi mesi al Genoa, da gennaio a giugno 2014, ma furono strepitosi. Che allenatore, ambizioso e con un grande filosofia. Ho imparato molto. Con lui devi essere al top, zero alternative. Ora meriterebbe la Champions con l’Atalanta”.

Argomento della settimana: dopo l’Inter, giusta un’altra chance in una big?

“Certo, ma dovrebbe avere il tempo necessario per introdurre il proprio metodo. E il mister ama lavorare con i giovani per poi lanciarli, nelle grandi non c’ sempre pazienza”.

Domenica, a Bergamo, arriva la Roma.

“Il secondo club della mia vita, una famiglia dove diedi il meglio, con Spalletti e Ranieri. Impossibile schierarmi: esordio con l’Atalanta nel 2005 all’Olimpico contro la Roma, 100esima in A anni dopo a Bergamo, ma in giallorosso. Aneddoto incredibile…”.

Dove si decide la sfida?

“Match aperto, anche se la Dea tosta. Juve a parte, in casa non esiste avversario peggiore. Roma forse superiore nelle individualit, ma l’Atalanta sta meglio fisicamente ed leggermente favorita. Inoltre c’ un Gomez incredibile, amico e persona splendida (insieme a Catania, ndr)”.

Ormai simbolo di Bergamo.

“Ha fatto una scelta importante, restare nonostante le tantissime offerte. Giusto e bello che sia cos, la sintonia con l’ambiente assoluta. Nel calcio attuale, non per niente scontato”.

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Nel suo ruolo, Hateboer corre e non si ferma.

“Bel giocatore, mi piacciono anche Castagne e Gosens. Ragazzi cresciuti con Gasperini, a lui va il merito pi grande”.

Lei, come altri giovani, ha fatto il salto in una grande: perch alcuni faticano?

“Prima di Roma, Udinese e Torino: passaggi intermedi molto importanti. La testa fa la differenza, conta pi delle qualit tecniche. Nelle medio-piccole, l’errore concesso. Nelle grandi, se sbagli, spesso paghi. Questione di pressione, quindi di carattere”.

Motta, un sogno da realizzare in futuro.

“So che molto difficile, ma chiudere la carriera nell’Atalanta. Non ci sarebbe cosa pi bella”.


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