Bray si dimette, Lagioia e il suo staff resistono (senza contratto)


Non c’è pace per il Salone del Libro di Torino. E come potrebbe. Stante la situazione di stallo in cui in pratica all’edizione 2019 si sta lavorando con uno staff che comprende anche il direttore Nicola Lagioia senza contratto e senza stipendio. Sullo sfondo di quest’emergenza arrivano anche le dimissioni del presidente Massimo Bray, nominato ufficialmente meno di un mese fa alla massima carica del Circolo dei Lettori, incaricato di organizzare la prossima edizione del Salone. Bray ha annunciato di non accettare l’incarico per “ragioni strettamente personali”, a comunicarlo il governatore Sergio Chiamparino e la sindaca Chiara Appendino, che tuttavia tranquillizzano l’opinione pubblica: il Salone si farà e nel migliore dei modi.

Dello stesso avviso sembra essere il direttore del Salone, lo scrittore Nicola Lagioia che, differentemente da tutti gli altri attori della vicenda, ha manifestato in maniera cristallina e senza fronzoli la sua opinione sulla faccenda con un lungo post sui social network, in cui sostanzialmente si dice di guardare al futuro abbastanza fiducioso. Ovviamente si dichiara dispiaciuto per le dimissioni di Bray, ma:

A noi basta avere (le abbiamo appena avute) le rassicurazioni dalla sindaca Appendino e dal presidente Chiamparino. I quali dicono in sostanza (oltre alla garanzia di indipendenza): stringete ancora un po’ i denti, le procedure burocratiche stanno andando avanti, tra poche settimane tutto sarà di nuovo operativo anche sul piano formale.

Intanto, benché senza contratto, la squadra di Lagioia va avanti nella realizzazione del prossimo programma anche a costo zero. Un dato nient’affatto scontato e che probabilmente si deve alla scelta iniziale di coinvolgere personale “esclusivamente culturale” e di fiducia di Lagioia. D’altro canto non si può nemmeno dire che si stia lavorando al Salone Internazionale del libro, dal momento che il marchio non è nella disponibilità di nessuno ma verrà messo all’asta, probabilmente a inizio ottobre, dal liquidatore della fallita Fondazione per il libro. Non c’è pace, insomma, per il Salone. Speriamo presto arriverà


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