Carta d’identità, il Garante della Privacy dice no alle diciture padre e madre


Salvini aveva annunciato la volontà di tornare alla dicitura “padre e madre” sulla Carta d’identità già da qualche mese, eliminando l’attuale “genitore 1 e genitore 2”. Ad agosto infatti aveva dato disposizione agli uffici del Viminale di modificare tutta modulistica. A settembre poi era stato interpellato il Garante della Privacy, Antonello Soro, per un confronto riguardo allo schema che avrebbe introdotto la riforma. Il verdetto è arrivato, ed è negativo. Il Garante infatti ha sottolineato “profili di criticità nei casi in cui la richiesta della carta d’identità, per un soggetto minore, è presentata da figure esercenti la responsabilità genitoriale che non siano esattamente riconducibili alla specificazione terminologica padre o madre. Ciò, in particolare, nel caso in cui sia prevista la richiesta congiunta (l’assenso) di entrambi i genitori del minore (documento valido per l’espatrio)”. Ovvero genitori dello stesso sesso. L’idea del ministro dell’Interno potrebbe essere una sorta di passo indietro sui pari diritti, visto che in Italia esiste una realtà di famiglie con due mamme o due papà.

E questo lo conferma anche Luigi Marconi, direttore dell’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio, a Repubblica: “La modifica esporrebbe al rischio di disparità del trattamento”. Soro ha spiegato anche alcuni casi in cui si creerebbero delle difficoltà se si introducesse questa normativa: prima di tutto, il rischio di imporre di dichiarare dati falsi o non corretti, di fornirne di carattere estremamente personale non necessari. Come nel caso in cui “la responsabilità genitoriale e la trascrizione nei registri dello stato civile dei figli seguano una sentenza di adozione in casi particolari”, oppure “la trascrizione di atti di nascita formati all’estero, il riconoscimento in Italia di provvedimenti di adozione pronunciati all’estero, la rettifica di attribuzione del sesso“. O ancora “quando a registrare sia direttamente il sindaco. Potrebbe essere impedito dall’ufficio, in violazione di legge, oppure, potrebbe essere subordinato a una dichiarazione non corrispondente alla realtà, da parte di uno degli esercenti la responsabilità genitoriale. Infatti, nella richiesta del documento, nella ricevuta rilasciata dall’ufficio e, soprattutto, nel documento d’identità rilasciato per il minore, il dato relativo a uno dei genitori sarà indicato in un campo riportante una specificazione di genere non corretta“.

Questo giudizio non modifica la linea di Salvini, che ha commentato: “Andiamo avantinon esiste privacy che neghi il diritto ad un bambino di avere una mamma e un papà”. Parole che gli erano già state contestate ai tempi della presentazione della proposta, quando dalla sinistra era stato definito “un troglodita”: “Per la sinistra, difendere il concetto di mamma e papà significa essere ‘trogloditi’. Allora sono orgoglioso di essere un troglodita!” aveva replicato il vicepresidente del Consiglio. La stessa occasione in cui aveva ribadito di essere “fermamente contrario” alla trascrizione dei matrimoni gay.


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