Cassazione conferma il sequestro di 49 milioni, respinto il ricorso di Salvini


La Corte di Cassazione ha confermato, poco dopo la mezzanotte di oggi, la sentenza del Tribunale del Riesame di Genova che il 5 settembre scorso aveva deciso di  procedere con il sequestro dei fondi della Lega fino a raggiungere 49 milioni di euro. La sesta sezione penale della Suprema Corte ha respinto il ricorso presentato dal segretario della Lega Matteo Salvini contro l’ordinanza del Riesame con cui era stato dato il via libera al sequestro preventivo. Il verdetto emesso nella notte dai giudici ha confermato, inoltre, l’accordo di rateizzazione che il Carroccio ha raggiunto con la Procura di Genova.

A richiedere il sequestro dei fondi della Lega era stata, per l’appunto, la Procura di Genova dopo l’accertamento della truffa ai danni dello stato messa in atto dal partito guidato dall’attuale Ministro degli Interni, e stimata in 49 milioni di euro: tra il 2008 e il 2010 – hanno stabilito i giudici – la Lega ha percepito rimborsi elettorali non dovuti: per questo sono stati condannati in primo grado (il processo d’appello è in corso) l’ex leader del Carroccio Umberto Bossi, l’ex tesoriere Francesco Belsito e tre ex revisori dei conti.

La Cassazione si era già occupata della vicenda dei fondi della Lega nel mese di aprile, quando la seconda sezione penale, accogliendo il ricorso della procura di Genova, aveva annullato con rinvio l’ordinanza con cui il Riesame del capoluogo ligure, cinque mesi prima, aveva respinto la richiesta dei pubblici ministeri di procedere con i sequestri sui conti del partito. Il Riesame, dando applicazione alla linea giurisprudenziale indicata dalla Cassazione con le motivazioni della sentenza depositate in luglio e accogliendo il ricorso dei pm, aveva quindi dato a settembre il via libera ai sequestri. Anche il sostituto procuratore generale della Suprema Corte Marco Dall’Olio, nel corso dell’udienza a porte chiuse di ieri mattina, aveva sollecitato il rigetto del ricorso presentato da Matteo Salvini. Già in secondo grado, infatti, i giudici avevano stabilito: “Siccome la Lega Nord ha direttamente percepito le somme qualificate in sentenza come profitto del reato in quanto oggettivamente confluite sui conti correnti  non può ora invocarsi l’estraneità del soggetto politico rispetto alla percezione delle somme confluite sui suoi conti e delle quali ha direttamente tratto un concreto e consistente vantaggio patrimoniale”.


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