Che cos’è e perché è così importante la Basilica di Sant’Angelo in Formis a Capua che sta crollando


È di qualche giorno fa il sequestro, da parte del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, su richiesta della procura, dell’arco di Diana antistante la basilica di Sant’Angelo in Formis, a Capua, ritenuto a rischio crollo. Dopodiché è subito partito in rete l’appello per salvare dal degrado la Basilica benedettina, gioiello dell’arte romanica, una delle più antiche chiese di quell’epoca nel nostro Paese.

Dopo un lungo periodo di chiusura per consentire i lavori di restauro delle strutture portanti della chiesa e di restauro dei preziosi affreschi, infatti, si sono verificati crolli di alcuni tratti delle mura che circondano tutta l’area archeologica. Ma qual è la storia della Basilica di Sant’Angelo in Formis e perché è un monumento così importante da salvare?

La basilica di Sant’Angelo in Formis, a Capua, si può far risalire all’epoca longobarda, grazie alla diffusione del culto dell’arcangelo Michele presso i Longobardi alla fine del VI secolo. Al tempo del vescovo di Capua Pietro I (925-938), la chiesa fu offerta in dono ai monaci di Montecassino. Più o meno verso la fine del XI secolo, l’allora abate Desiderio di Montecassino (che in seguito sarebbe diventato papa Vittore III) decise di ricostruire la basilica, valorizzando gli elementi architettonici di origine pagana.

All’abate Desiderio si devono gli affreschi di scuola bizantino-campana che decorano l’interno e che costituiscono uno tra i più importanti e meglio conservati cicli pittorici dell’epoca nel sud Italia. Il ciclo ha il suo culmine nell’abside della chiesa con il nimbo quadrato, mentre offre a Cristo il modello della chiesa e l’epigrafe sul portale d’ingresso.

La chiesa, dedicata a San Michele Arcangelo, sorge lungo il declivio occidentale del monte Tifata. L’interpretazione etimologica della denominazione “Formis” non è pacifica, da una parte infatti vi è l’ipotesi è che derivi dal termine latino forma (“acquedotto”), e che stia ad indicare la vicinanza di un condotto o di una falda, mentre dall’altra il termine si considera derivato dalla parola informis (“senza forma”, e quindi “spirituale”). I resti del tempio romano furono rinvenuti nel 1877, e si è notato che la basilica ne ripercorre il perimetro, aggiungendo le absidi al termine delle navate.


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