Chi pagherà la flat tax della Lega


Si comincia dalle piccole imprese, con un prelievo fisso al 15% che riguarda più di un milione di italiani. Questo è l’inizio della flat tax, fortemente voluta dalla Lega, e prevista nella nota di aggiornamento del Def, il Documento di economia e finanza, approvato ieri all’unanimità dal Consiglio dei ministri. Una tassa piatta che piatta, almeno per il momento, non sarà. Con più aliquote e la previsione di ridurle fino a due – una al 23% e l’altra al 33% – entro la fine della legislatura. Intanto si parte a rallentatore, con la flat tax per le piccole imprese. Si allarga, inoltre, il fisco forfettario, includendo anche l’Iva. Il che vuol dire che per il 2019 il beneficio per i contribuenti sarà sul valore aggiunto, mentre a partire dal 2020 sarà sui redditi guadagnati.

Poi, secondo quanto riporta una bozza del Def che circolava ieri, si passerà alle due aliquote per i cittadini a partire dal prossimo anno. Viene inoltre avviata la prima fase dell’introduzione della flat tax con l’innalzamento delle soglie minime per il regime semplificato di imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani.

Come verrà realizzata la flat tax

La ‘tassa piatta’ sarà in realtà realizzata su due livelli. Il primo riguarderà l’estensione del regime forfettario del 15% per i fatturati fino a 65mila euro, con uno scaglione al 20% per quelli che arrivano fino a 100mila euro. L’obiettivo del governo è quello di estendere la platea del regime forfettario dalle attuali 935mila a 1,5 milioni di persone. Altra ipotesi che potrebbe essere inserita riguarda le startup di giovani under 35. Per loro si pensa a una mini flat tax del 5%, per tre o cinque anni, riservata a coloro che hanno meno di 35 anni e registrano ricavi inferiori ai 65mila euro.

Per le imprese soggette ad Ires, invece, viene previsto un taglio di 9 punti dell’imposta, con l’aliquota ordinaria del 24% che scende al 15% sul totale degli utili reinvestiti dall’azienda per ricerca e sviluppo, macchinari e anche assunzioni stabili. Inoltre, per quanto riguarda i nuovi contratti di affitto degli immobili commerciali si prevede la possibilità di una tassa fissa sugli affitti al 21%, come nel caso della cedolare secca sulle abitazioni.

Le aliquote Irpef per i prossimi anni

La bozza del Def circolata nel pomeriggio di ieri anticipa anche la volontà del governo sull’Irpef. E, in particolare, il livello delle aliquote: l’obiettivo è ridurle, arrivando a due sole aliquote entro la fine della legislatura. La prima aliquota sarebbe del 23% e riguarderebbe i redditi fino a 75mila euro. La seconda sarebbe al 33% e varrebbe per tutti i redditi al di sopra di questa soglia. Il governo vorrebbe passare inizialmente dalle attuali cinque aliquote a tre (nel 2020), per poi arrivare a due a partire dal 2021. Attualmente le aliquote sono cinque: fino ai 15mila euro è del 23%, da 15 a 28mila euro è del 27%, da 28 a 55mila euro è del 38%, da 55 a 75mila euro è del 41% e, infine, dai 75mila euro in su l’aliquota è del 43%.


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