Congedo parentale, perché le misure del governo non tutelano la parità tra uomo e donna


“Il congedo di paternità è uno strumento importante che non va eliminato”. Lo ha ribadito anche il presidente dell’Inps Tito Boeri, nel corso della decima conferenza mondiale Science for Peace sul tema delle disuguaglianze globali. “Nelle piccole aziende l’assunzione delle donne spesso viene vista come un rischio e quindi bisogna dare un segnale dicendo che anche gli uomini si devono occupare dei figli. Quindi si dovevano aumentare i giorni e invece c’è l’interruzione brusca di questo processo”, ha sottolineato. A questo punto è facile immaginare quali conseguenze possa avere l’eventuale mancato rinnovo del congedo paternità: nella manovra 2019 attualmente manca infatti la proroga della sperimentazione di ‘congedo lungo’, introdotta dal 2013 per i papà, che al momento possono usufruire fino a 5 giorni di congedo coperto al 100% alla nascita dei figli, che da richiedere entro il quinto mese di vita dei piccoli. Quindi l’Italia, invece di allinearsi a quei Paesi europei in cui gli uomini possono godere anche di 31 giorni di congedo, rischia di fare un enorme passo indietro. Il ministro per la Famiglia Fontana (Lega) ha presentato alla Camera un emendamento alla manovra che contiene alcuni stanziamenti: 40milioni di euro per il congedo di 4 giorni per i padri, l’istituzione del ‘Fondo di sostegno per le crisi familiari’ (di 10milioni di euro annui) il raddoppio (da 400 a 800 euro) delle detrazioni fiscali per i figli con disabilità. Nella proposta presentata, per le mamme sarebbe inoltre possibile scegliere se accedere a un periodo di tre mesi di maternità retribuita al 60% oppure di sei mesi di maternità retribuita al 30%.

“Il governo si contraddice da solo – dicono le attiviste di ‘Non una di meno – Roma’, contattate da Fanpage.it – la mancata proroga del congedo lungo per i padri, qualora non dovessero esserci modifiche, sembra andare pure in contrasto con il disegno di legge del leghista Pillon e contro la promozione del benessere del nucleo familiare e degli stessi bambini. Dicono di voler tutelare i padri e poi non riconoscono loro nemmeno il diritto di allevare la prole nei primi giorni di vita dei figli”. Il ddl Pillon prende le mosse da un principio base, cioè quello della bigenitorialità perfetta: alla separazione entrambi i coniugi sono costretti a pagare una mediazione obbligatoria, una sorta di patto, che di fatto smantella l’assegno di mantenimento. Ma non tutte le donne potrebbero essere in grado di sostenere queste spese, o perché non lavorano (magari per accordi presi precedentemente con il partner), o perché nel nostro Paese in media le retribuzioni per le donne sono inferiori rispetto a quelle dei colleghi uomini. Senza considerare poi che i minori non vengono tutelati: costretti a passare la stessa quantità di tempo con entrambi i genitori potrebbero finire per essere sballottati da una casa all’altra, perdendo i propri punti di riferimento che, soprattutto nei primi anni di vita, potrebbero essere cruciali per il loro sviluppo. “Il punto davvero problematico è che per esempio una donna che si trova coinvolta in un rapporto violento, o comunque subalterno, difficilmente potrebbe avere i soldi necessari per rompere la relazione”, ci spiegano. Ma qual è la ratio di questa proposta? “Questa legge vuole in qualche modo, in termini ideologici, ribaltare le parti, dando per scontato che in passato ci siano stati abusi da parte delle donne separate ai danni dei compagni uomini”. Questo è sicuramente vero in alcuni casi, ma nel cercare la soluzione a un problema nel frattempo se ne vuole creare un altro. Come a dire che la coperta alla fine, in qualunque modo la si tiri, risulta comunque troppo corta.

“Le discrepanze tra lo stop al congedo paternità lungo e il Ddl Pillon sono evidenti: da una parte infatti sembra che questo governo stia cercando di rilanciare la figura paterna nell’ottica di un ritorno a un’idea di famiglia ‘tradizionale’. Dall’altra però non si vogliono mettere i padri nelle condizioni di esercitare fino in fondo questo ruolo, escludendoli dagli aspetti anche pratici della cura dei neonati, invece di promuovere un impegno paterno attivo – sottolineano le attiviste – Secondo la visione di questo governo, e di Pillon, le donne stanno a casa con i figli e i padri così hanno la possibilità di lavorare fuori. Ma si vuole ignorare che la famiglia in Italia ha già compiuto un processo di profonda trasformazione: pensiamo alle famiglie omogenitoriali, che nonostante gli attacchi continui da parte di pezzi di questo esecutivo comunque esistono; pensiamo alla famiglie monoparentali, o a quelle ricostituite. C’è una una moltitudine di forme familiari in questo Paese, anche se questo governo sta cercando di oscurarle”.

“Vogliamo ricordare, a proposito dell’attacco alla legge 194, che la maternità non è un destino biologico, ma deve rispondere solo a un desidero soggettivo. La battaglia che noi portiamo avanti è per la libertà di ogni donna di autodeterminarsi: il collegamento tra la legge sull’affido condiviso, attacco al diritto di aborto e limitazione del congedo paternità è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare”. 


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