Così un disoccupato calabrese ha creato una delle pagine di politica più virali d’Italia


Così un disoccupato calabrese ha creato una delle pagine di politica più virali d'Italia



Il Corriere lo ha definito subito “l’uomo più potente d’Italia”. È andato ad intervistarlo a Taurianova, nella piana di Gioia Tauro, per ascoltare come ha fatto con il suo “sputtaniamotutti”, a diventare uno dei nodi più corposi della rete di pagine Facebook di contenuto politico. Pagine non ufficiali, capaci di generare un traffico e una viralità sui social pari, se non superiore, a quella dei media tradizionali.

Chi è e cosa fa Francesco Gangemi

Lui si chiama Francesco Gangemi, ha 52 anni, è un muratore disoccupato dal 2011, un diploma da geometra che ha dichiarato essersi comprato in Puglia e vive con la pensione della madre. Negli anni ha creato diverse pagine su Facebook dove condivide solo meme, foto a cui vengono sovrapposti testi semplici, pensati per fare indignare, arrabbiare, generare viralità. Meme, nell’etimo, è la condivisione di un contenuto in rete per ‘imitazione’. Un esempio? Quando Salvini ha pubblicato il video in cui diceva ai suoi fan di essere indagato, Sputtaniamotutti (.com, .it, ora tutti offline ma su Google è facile trovare tutti i contenuti pubblicati nella sezione foto) ha preso uno screenshot e ci ha scritto sopra: “Salvini indagato. Pensano di tornare al potere con il partito della magistratura. Non hanno capito un c…zzo”. Decine di migliaia di condivisioni. O ancora, in riferimento al crollo del ponte di Genova: “Non c’è traccia della parola ‘Benetton’ nelle prime pagine dei giornalini. Aiutiamoli a farla comparire”. Altre decine di migliaia di condivisioni. E su una foto di Putin: “Grande Putin. Con quest’uomo si scherza poco. In Russia non si costruiscono moschee se vuoi la legge islamica torni nel tuo paese. Qui comandiamo noi”. Stesso risultato, come sempre. Ora le sue pagine sono state oscurate, ma sembrano rinascere, in altre forme, sempre sui social. 

Il sito e le pagine create da Gangemi sono state spesso oggetto di smentite da parte dei cacciatori di bufale online. Sia la notizia dei Benetton che quella di Putin, ad esempio, sono state smascherate in quanto bufale.   

Un non militante che così guadagna soldi 

Ma è servito a poco. La verità che piace sentirsi dire è quella che oggi va per la maggiore sui social, con buona pace del giornalismo e dell’etica professionale. “Negli ultimi dieci mesi su Facebook il volume e la capacità di penetrazione del sistema di comunicazione politica che va sotto la definizione di «unofficial» è raddoppiato”, scrive il Corriere “Quasi tutti i post «unofficial» contengono gli stessi ingredienti di quelli di Gangemi: una foto e una scritta breve e grossa che spesso esprime solo derisione o indignazione”. Dati che vengono dall’analisi di Alessio De Giorgi di Osservatoriofacebook.com.

Ma perché Gangemi ha deciso di dedicare tutto il suo tempo a questo? Per soldi, come spessissimo abbiamo appreso quando sono stati individuati i creatori di questo tipo di contenuti. “Non è militanza per Gangemi. È sopravvivenza”, scrive il quotidiano di via Solferino. “Un click vale in media dieci centesimi. Da Facebook riesce a spostare molti lettori sul sito che si è costruito con WordPress”, la piattaforma che consente di creare siti in pochi click, “e lì ospita le strisce di pubblicità che gli manda AdSense, il servizio pubblicitario di Google”. Tutto per seicento euro al mese, che possono sembrare pochi, ma a Taurianova sono qualcosa e permettono di vivere, oltre alla pensione dei genitori magari.

La ricetta di viralità, e un ‘avviso’ al governo

Gangemi, che dichiara di non riconoscere lo Stato italiano, e di non votare, ha anche raffinato col tempo la sua tecnica comunicativa. Al Corriere ha spiegato la sua ricetta personale: “Meno scrivi e più cammini. L’algoritmo di Facebook, quello che fa viaggiare i contenuti, è ignoto e anche abbastanza ignorante”. Ignoranza che è bastata a fare di questi network una delle fonti di informazione preferite, dati alla mano, dagli italiani, che funzionano bene perché sono forti, immediati, danno una notizia carica di opinione che il nostro cervello ci mette poco ad elaborare. Nessuno sa quanto determinino la formazione dell’opinione pubblica, nota giustamente il Corriere. Ma sono virali.

Con buona onestà intellettuale ha ammesso Gangemi: “Se faccio un post a favore di Matteo Renzi al massimo ottengo un click, se scrivo contro gli immigrati viaggio molto di più. Siamo battelli a vela, cerchiamo di capire dove va il vento”. E adesso il vento dove va? “L’altro giorno ho scritto sul governo: basta parole, ora i fatti. Ho notato che hanno condiviso in tremila. Riproverò”. Governo avvisato.

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