cresce la fronda M5s, ma per Salvini è pronto il soccorso nero di FDI


Elena Fattori, Gregorio De Falco, Paola Nugnes, Matteo Mantero, per cominciare. Ma la lista dei parlamentari del Movimento 5 Stelle pronti a fare opposizione dall’interno al decreto sicurezza che porta la firma del ministro Salvini rischia di ampliarsi ancora, soprattutto dopo il post con il quale Luigi Di Maio ha chiesto “ordine e disciplina”, facendo riferimento addirittura alla testuggine romana, come se l’articolo 67 della Costituzione fosse privo di valenza e significato. Che la situazione in casa 5 Stelle sia piuttosto complessa lo dimostrano anche l’intervista di De Falco e le riflessioni di Nugnes, oltre che la discussione in Commissione Affari Costituzionali, che sta evidenziando una (forse inaspettata) compattezza del PD su alcuni aspetti molto controversi del provvedimento.

L’allarme è scattato in casa leghista, con Salvini che considera imprescindibile non snaturare il decreto e preme affinché Di Maio garantisca la compattezza del Movimento ed eviti sorprese sugli emendamenti che saranno presentati e poi votati in Aula. In effetti, come Fanpage.it ha avuto modo di ricostruire, inizialmente la linea del ministro del Lavoro era quella di lasciare mano libera ai parlamentari per cambiare il provvedimento, nella convinzione che il testo presentato dal Viminale “non potesse che migliorare”. Il caos sul decreto fiscale, sulla manina e l’ostinazione del Movimento 5 Stelle sul condono edilizio per Ischia e centro Italia, hanno cambiato completamente il quadro: Salvini ha chiesto garanzie ai 5 Stelle, polemizzando pubblicamente sulla presentazione di 81 emendamenti al decreto sicurezza e mettendo Di Maio con le spalle al muro. Quanto sta accadendo in queste ore, con le pressioni dei vertici grillini sui dissidenti “ufficiali” e con il lavoro dei pontieri per evitare che la fronda si allarghi, è dunque determinato dalla necessità di non far traballare il tavolo dell’alleanza e non aprire ulteriori fronti in corrispondenza con la discussione della legge di bilancio. Anche per questo, i margini di manovra sul dl Sicurezza sono davvero ridotti ai minimi termini.

A quanto risulta a Fanpage.it, Salvini sembra disposto a fare solo minime concessioni per “attenuare” alcuni aspetti del decreto. Il governo ha già presentato un emendamento, il 12.601 a firma Borghesi (relatore della Lega), per permettere ai “minori non accompagnati richiedenti asilo” di rimanere comunque nel sistema SPRAR anche dopo il compimento del diciottesimo anno di età “fino alla definizione della domanda di protezione internazionale”. E si ragiona anche sulla possibilità di dare via libera a un emendamento di De Falco e della senatrice Vanin (un’altra “non allineata”) che inserisce il termine “protezione speciale” accanto alla protezione sussidiaria, in modo da far rientrare alcuni dei casi di esclusione previsti dalla nuova formulazione della protezione umanitaria. Tutto qui.

Il ministro dell’Interno non si sente affatto rassicurato dalle garanzie di Di Maio e considera molto pericoloso il passaggio in Aula al Senato (a Palazzo Madama il governo Conte ha un margine risicatissimo), soprattutto se il Partito Democratico deciderà di fare opposizione dura, spalleggiando la fronda 5 Stelle su alcuni punti qualificanti del provvedimento. L’ipotesi di arrivare alla fiducia non convince Salvini ed è avversata da Di Maio, che non vuole andare alla conta.

Dunque, in casa leghista si ragiona sulla possibilità di chiedere il “soccorso nero” di Fratelli d’Italia. Il partito di Giorgia Meloni, che conta 18 senatori, considera il decreto Salvini una occasione persa e ha presentato diversi emendamenti per rafforzare gli aspetti punitivi delle misure in discussione. Meloni considera necessario abolire completamente la protezione umanitaria, allontanare dal territorio europeo chiunque non abbia i mezzi di sostentamento e ampliare la lista dei reati per i quali si applica l’allontanamento dal territorio nazionale dei richiedenti asilo. Su questi punti, però, appare difficile che possa aprirsi una vera trattativa, considerando che si tratterebbe di misure indigeribili non solo per i dissidenti, ma per la quasi totalità dei parlamentari 5 Stelle (e alla Camera i malpancisti sono molti di più). La trattativa con Meloni è però tutt’altro che chiusa, spiega una fonte leghista a Fanpage.it. Se Fratelli D’Italia agevolasse il passaggio del decreto e contribuisse alla bocciatura degli emendamenti dei dissidenti grillini (tramite voto diretto o le classiche “assenze al momento del voto”), i leghisti potrebbero impegnarsi a sostenere alcune battaglie storiche della proposta di FDI. Non da subito e non in questo decreto (gli emendamenti di FDI in materia sono stati dichiarati inammissibili), ma la Lega potrebbe sostenere l’introduzione del reato di integralismo islamico, la cancellazione dell’attuale legge sulla tortura, ma soprattutto l’inasprimento delle pene per i reati contro le forze dell’ordine e l’estensione della sperimentazione del taser. Parallelamente, ci sarebbe l’impegno a “convincere” Bonafede della necessità di applicare i “suggerimenti” di FDI alla legge sulla legittima difesa e di lavorare per reintrodurre la procedibilità d’ufficio per il reato di appropriazione indebita (che per i grillini equivale a “procedere contro i parenti di Renzi” nel caso Unicef). Strada stretta, ovviamente, ma Salvini non ha alcuna intenzione di andare sotto sul suo decreto. E se Di Maio non è in grado di controllare i suoi, ci spiegano, allora tocca rivolgersi agli amici di sempre.


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