da dove deriva questa curiosa espressione del dialetto romanesco?


Da dove deriva l'espressione del dialetto romanesco "abbacchiarsi"?
in foto: Da dove deriva l’espressione del dialetto romanesco “abbacchiarsi”?

Capita a tutti di sentirsi, a volte, avviliti o particolarmente dispiaciuti per qualche avvenimento spiacevole della nostra vita. Ebbene, se abitate a Roma o avete a che fare con dei romani quello che potreste sentirvi dire in questi casi è che siete “abbacchiati”. Un’espressione che non può che far pensare al gustoso piatto tipico della cucina laziale, l’abbacchio appunto, ma che in realtà non deve la sua origine all’ambito squisitamente culinario: da dove deriva, quindi, questa curiosa espressione del dialetto romanesco?

Abbacchiarsi: può accadere in tanti modi

Si tratta di un termine antico, attestato fin da prima del Seicento, e in svariati contesti d’uso anche diversi da quello tradizionale: “abbacchiarsi” o “essere abbacchiati” può voler dire che il vostro aspetto o il vostro umore non sono dei migliori. Sentirsi abbattuti sia moralmente che fisicamente, oppure umiliati da una particolare circostanza: è questo l’uso più diffuso della curiosa espressione, benché essa ne abbia anche altre meno note e meno usate al giorno d’oggi.

Il romanesco, infatti, definiva “abbacchiato” anche un affare sconveniente, andato male, costato all’acquirente di più del valore effettivo della transazione, o poco remunerativo. Più raramente, ma comunque attestato, è anche il significato dispregiativo di “abbacchio” usato per indicare una persona particolarmente grassa. Ebbene, esiste una ragione per la quale questo termine può voler indicare così tante situazioni diverse: ecco quale.

Un’etimologia complessa: dalla cucina all’agricoltura

Nel discutere di questo termine non si può non pensare subito al celebre piatto tipico della cucina romanesca: trattasi di un agnello giovane, da latte, che viene cucinato nei più svariati modi a seconda anche delle varie ricette che dal Lazio si sono diffuse in tutto il centro e Sud Italia. Ma tale riferimento non è tanto immediato quanto potrebbe sembrare, e non spiega effettivamente l’origine del modo di dire. Questo perché l’etimologia della parola “abbacchio”, e di conseguenza anche quella del participio riferito non tanto al povero animale finito in pentola ma alla persona, è molto discussa e controversa: esistono numerose ipotesi circa l’origine del termine, che quasi sicuramente deriverebbe però dal latino.

“Ad baculum” vuol dire letteralmente “vicino al bastone”: tale espressione sarebbe, secondo alcuni, riferita alla pratica di legare i piccoli agnelli non ancora svezzati ad un palo conficcato nel terreno in modo da costringere la madre a non allontanarsi dal cucciolo. Una variante di tale ipotesi, decisamente più brutale, vuole che l’espressione latina sia riferita alla pratica, evidentemente conosciuta anche in epoca antica, di stordire il piccolo agnello con un bastone prima di procedere alla macellazione.

Queste ipotesi etimologiche effettivamente sembrano spiegare molto di più il senso dell’espressione gergale della semplice derivazione, sostenuta da altri, che la parola “abbacchio” derivi semplicemente da un diminutivo tardo latino del sostantivo “ovis” che vuol dire, appunto, “pecora”.

Ma l’ad baculum non è pratica esclusiva soltanto dell’ambiente pastorale: è pratica diffusa anche nel mondo squisitamente contadino, in cui si usa “bastonare” i frutti appesi ai rami degli alberi in modo da raccoglierli comodamente una volta caduti. Ed è proprio in questo contesto d’uso che si colloca l’origine del curioso modo di dire: nel bastonare i frutti dell’albero capita inevitabilmente che cadano a terra tanto quelli marci che quelli non ancora maturi. Allo stesso modo una particolare situazione può essere vissuta in modo diverso da diverse persone: ecco anche perché c’è chi si “abbacchia” e chi no.


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