Da medico ho lavorato con bambini malati gravi. Poi è toccato a me avere un tumore e ho sperimentato fisicamente la paura, il dolore e alla fine però il risanamento. Sono fortunata


Da medico ho lavorato con bambini malati gravi. Poi è toccato a me avere un tumore e ho sperimentato fisicamente la paura, il dolore e alla fine però il risanamento. Sono fortunata | Malattia come opportunità






















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Forse perché sono medico ed ho sempre lavorato con pazienti con patologie molto serie: bambini con cancro o con malattie epatiche che portavano alla morte nella grande maggioranza dei casi entro due anni dalla diagnosi. Forse perché  la sofferenza degli altri è sempre stata il mio pane quotidiano. Forse perché sono avanti negli anni, abbastanza per avere vissuto di persona alcuni dei miracoli più straordinari della medicina degli ultimi 40 anni. Forse per tutto questo, io ho sempre pensato con gratitudine di essere estremamente fortunata.

Quando un cancro al seno  mi è stato diagnosticato 20 anni fa, ho vissuto il tutto come dall’esterno: ora ero io dall’altra parte del letto e analizzavo le sensazioni, i bisogni, le incertezze con curiosità. Ancora fortunata per non avere bisogno di una mastectomia totale, ancora fortunata per non avere bisogno di chemioterapia. Ancora fortunata per potere vivere un’esperienza che mi faceva capire più da vicino cosa vuole dire essere malati, senza tuttavia subire conseguenze gravi.

È difficile supportare un medico che ha una malattia seria, perché  la conoscenza della patologia e delle sue conseguenze altera completamente il rapporto paziente/malattia.

Per me la cosa più importante era la vicinanza fattiva di chi amavo e dei miei colleghi. Ho trovato che il supporto psicologico standardizzato provveduto dall’ospedale non mi era di aiuto. Quando un nuovo cancro allo stesso seno mi è stato diagnosticato un anno fa, sono rimasta confusa. Perché?

E allora ho capito il vero significato della domanda che si fanno tutti coloro che si trovano di fronte ad un problema fisico importante. Non c’è una risposta al perché. Quello che ci succede, che sia in male od in bene, plasma la nostra vita. Mastectomia totale, ricostruzione autologa, altre operazioni ricostruttive: non è  ancora finita. Ma sono pur sempre molto fortunata: non chemioterapia.

Il periodo del dolore forte è passato, sono in piena salute, più forte di prima. I colori sono più colorati, la musica è più musica, gli altri sono interessanti misteri da scoprire. La vita che mi resta da vivere mi sembra ancora più preziosa e bellissima. Ho la fortuna di avere sperimentato fisicamente la paura, il dolore ed il risanamento. Sono fortunata.

G.M-V.

Questa testimonianza rientra nel Progetto «Malattia come opportunità» di Corriere Salute


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