Dai tagli al Senato si risparmierebbero 16 milioni di euro


Sarebbe di altri 16 milioni il risparmio per lo Stato se si applicasse la delibera sul taglio dei vitalizi anche al Senato: è quanto ha spiegato nella conclusione della sua relazione il presidente dell’Inps Tito Boeri a Palazzo Madama. “L’ufficio di presidenza della Camera stima un risparmio di 40 milioni di euro dall’applicazione della delibera – ha detto Boeri – Ipotizzando che vi sia la stessa proporzione tra spesa e risparmio da ricalcolo, si può pensare che adottare la stessa delibera al Senato comporterebbe ulteriori 16 milioni di euro di risparmi”.

Attualmente sono circa 2.700 i vitalizi pagati ai parlamentari italiani, per un costo stimato di quasi 200 milioni di euro: “Oggi ci sono circa 2.700 vitalizi in pagamento per cariche elettive alla Camera o al Senato – ha aggiunto Boeri – Purtroppo, nonostante questa audizione fosse stata prevista da mesi, non ci è stato concesso di accedere a informazioni sulle carriere contributive e sulle prestazioni in pagamento. Applicando le regole di calcolo dei vitalizi alle informazioni disponibili sugli eletti alla Camera e al Senato nelle diverse legislature, è possibile stimare il costo attuale dei vitalizi in quasi 200 milioni di euro”. Il numero uno dell’Inps ha sottolineato che si tratta “di una sottostima, perché ottenuta applicando le regole ai soli anni di servizio presso il Parlamento italiano. Sono stati esclusi eventuali anni di servizio presso il Parlamento europeo o Consigli regionali”.

Per Boeri “Le regole dei vitalizi sono state sin dall’origine, introdotte dal Parlamento in regime di autodichia senza contemplare una valutazione di giudici esterni. Tale autonomia è stata consapevolmente utilizzata per mettere in piedi un sistema insostenibile destinato a gravare in modo rilevante sui cittadini in aggiunta alla spesa destinata al pagamento delle indennità parlamentari”. Per cui, accusa, “Era chiaro fin dall’ inizio che i contributi versati non sarebbero stati sufficienti a coprire le spese per vitalizi”.

Boeri ha mostrato un grafico sull’andamento della spesa per vitalizi diretti rispetto ai contributi versati e al numero di chi ha percepito vitalizi diretti dalla prima legislatura fino al 2016: “Normalmente un sistema a ripartizione (in cui i contributi pagano le pensioni in essere) alimenta inizialmente forti surplus perché ci sono molti più contribuenti che percettori di rendite vitalizie – ha spiegato il numero uno dell’Inps nel documento – nel caso di deputati e senatori, invece, non solo il sistema non è mai stato in surplus ma, anzi, il disavanzo ha iniziato a formarsi fin dagli anni 1980, quando ancora i percettori di vitalizi erano poco più di 1000, prova evidente di un sistema insostenibile. Essendo il numero dei contribuenti fisso, questi andamenti erano più che prevedibili”. E ha aggiunto: “I correttivi apportati più di recente alla normativa, pur avendo arrestato quella che sembrava una inarrestabile crescita della spesa, non sono in grado di evitare forti disavanzi anche nei prossimi 10 anni”.

Secondo Boeri, se la gestione del taglio dei vitalizi passasse all’Istituto di previdenza, ci sarebbero dei vantaggi: “Soprattutto per i requisiti anagrafici: oggi i parlamentari possono andare in pensione molto prima degli altri. E poi per quanto riguarda gli oneri figurativi: loro possono accumulare anche due pensioni durante il mandato parlamentare. Su questo aspetto abbiamo dato alcuni suggerimenti. Se potessimo, come Inps, prenderci carico di questo sarebbe anche un’operazione di trasparenza perché oggi sui contributi abbiamo questa anomalia per cui l’ente che raccoglie i contributi, che eroga le prestazioni è anche quello che paga la parte tra virgolette datoriale”. E ha concluso: “Se fosse l’Inps a occuparsi di tutto ciò, questo sistema diventerebbe anche molto più trasparente. Quindi anche il bilancio di Camera e Senato si reggerebbe meglio. Questo è un suggerimento, poi tocca a loro decidere”.


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