Decida il Parlamento. Sospeso il processo a Cappato


La Corte Costituzionale, nel corso della Camera di Consiglio di oggi riguardante la vicenda del suicidio assistito di Dj Fabo, ha rilevato che “l’attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti”. Per permettere “in primo luogo al Parlamento di intervenire con un’appropriata disciplina”, la Consulta ha deciso di rinviare la discussione in merito alla questione di costituzionalità dell’articolo 580 del codice penale all’udienza del 24 settembre 2019.

Nella giornata ieri l’udienza per l’esame di tutte le cinque cause aveva occupato sia la mattina che il pomeriggio: per questo i giudici avevano quindi deciso di aggiornare a oggi la camera di consiglio per decidere sull’aiuto al suicidio e la legittimità dell’art. 580 del codice penale.  L’udienza riguarda il caso di Marco Cappato, presidente dell’associazione ‘Luca Coscioni’ che si recò in Svizzera insieme a dj Fabo il quale, dopo essere rimasto tetraplegico a causa di un incidente, aveva dichiarato di voler ricorrere a un suicidio assistito. Ad accompagnarlo in quell’ultimo viaggio era stato, per l’appunto, Marco Cappato. Le conseguenze legali per il leader dell’associazione Luca Coscioni non si erano fatte attendere  e Cappato è finito sotto processo di fronte alla corte d’Assise di Milano, che ha inviato gli atti alla Consulta perché valuti la legittimità dell’art.580 del codice penale su istigazione e aiuto al suicidio.

Al riguardo l’avvocato Vittorio Manes, difensore di Marco Cappato, ha chiesto ai giudici della Corte Costituzionale: “E’ davvero suicidio la decisione di separare il corpo dal proprio spirito, un corpo che fornisce soltanto sofferenza alla persona? La dignità del morire non è diversa e non è meno importante della dignità del vivere. Qui non si discute di un lugubre diritto di morte, ma del diritto a essere aiutati a morire di mano propria e in modo dignitoso, senza difformità rispetto a chi può disporre della propria vita liberamente e può agire provvedendo da sé alla propria morte”.


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