Decreto sicurezza, scontro nel M5s. Nugnes e Mantero: Voteremo contro il provvedimento


L’ipotesi di un voto contrario al decreto sicurezza da parte dei dissidenti del MoVimento 5 Stelle si fa sempre più concreto. La senatrice Paola Nugnes annuncia di voler “votare contro questo provvedimento, partito male, ma nel caso di un’eventuale fiducia mi riservo di valutare il da farsi”. Anche il senatore Matteo Mantero assicura che non voterà il decreto sicurezza, anche nel caso in cui il governo dovesse porre la questione di fiducia. Nugnes ribadisce nel primo pomeriggio la sua posizione: “Io sono portatrice della versione originaria, iniziale, del movimento e non condivido questa sua trasformazione alla quale sto assistendo”.

Critico anche Mantero che ha parlato nel corso del programma di Rai Radio 1 Un giorno da pecora: “Io non lo voterò, se votare contro o non votarlo lo deciderò la notte prima, al momento sono più per non votarlo. Anche se ci fosse la fiducia”. Il M5s, però, ritiene inammissibile un voto contrario: “Io me ne assumo la responsabilità, come farà chi voterà a favore. Siamo tutti compatti come una testuggine, bisogna vedere però in che direzione va questa testuggine. In questo momento ha ‘scarrocciato’ verso destra, bisognerebbe riportarla più al centro della strada”.

Riteniamo – continua Mantero – che il decreto sia migliorabile, l’impatto sul Paese può esser più negativo che positivo, non solo per gli immigrati ma anche per gli italiani”. E spiega quali sono i punti critici: “La limitazione del diritto d’asilo, che va contro le leggi internazionali e dunque è incostituzionale. Per me è inaccettabile. Ridurre il sistema dello Sprar può esser peggiorativo”.

Stasera alle 21.30 ci sarà un’assemblea congiunta dei gruppi del M5s. Non parteciperanno Nugnes – che afferma all’Adnkronos “siamo fuori tempo massimo per parlare del decreto” – né Elena Fattori e lo stesso Mantero per ragioni personali. Non scioglie la riserva, invece, Gregorio De Falco, che questa mattina ha parlato di “miglioramenti importanti al testo, per esempio sui migranti minorenni, ma ora vediamo come proseguono i lavori”. I numeri della maggioranza al Senato sono risicati: il margine è di soli sei voti e il rischio che se ne perdano quattro è ora concreto.


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