Denaro ottimo incentivo: se il prezzo del tabacco sale i fumatori scendono


Fumano, e tanto. Eppure, messi davanti ai conti, si sorprendono di quanto denaro spendono. E di fronte all’ipotesi dell’aumento del prezzo del tabacco non hanno dubbi: smetterebbero di fumare o diminuirebbero il numero di sigarette. C’ per anche il rischio consistente che i tabagisti pi incalliti passino ad altre soluzioni considerate pi economiche, quali e-cig o acquisto di pacchetti tramite canali non ufficiali (e quindi illegali). questo il quadro che emerge da un’indagine voluta da Fondazione Umberto Veronesi e condotta da AstraRicerche sugli effetti del cambiamento del prezzo del tabacco, presentata a Milano in occasione della Giornata senza tabacco che si celebra in tutto il mondo il 31 maggio.

Alzare il prezzo, strategia vincente. Ma da sola non basta

Undici milioni di italiani continuano a fumare e il numero non diminuisce – dice Giulia Veronesi, responsabile della Chirurgia Toracica e Robotica all’ Istituto Clinico Humanitas di Milano -. Da anni siamo praticamente in una situazione di stallo: non riusciamo n a far calare in modo significativo il numero di quanti iniziano, n a far aumentare il numero di quelli che riescono a smettere. Fondazione Umberto Veronesi da sempre impegnata nella lotta al fumo, sia nelle scuole (con il progetto No Smoking Be Happy, per spiegare ai giovanissimi i danni del tabacco e fare tutto il possibile perch non inizino), sia nella popolazione generale. E dagli esiti di questo sondaggio emerge che puntare sull’aumento del prezzo delle sigarette sarebbe una strategia vincente. Una strategia, peraltro, ben accolta dagli intervistati (tabagisti e non), cos come l’estensione del divieto in parchi, stadi e locali all’aperto. Leggi e proibizioni, per, da sole non possono bastare – precisa Veronesi -. Serve un maggiore sostegno per chi prova a smettere e per incentivare i tabagisti , dai centri per la disassuefazione ai farmaci che aiutano a contrastare l’astinenza (che ad oggi in Italia non sono rimborsati). Cos come servono politiche di controlli accurati per sorvegliare la salute di tabagisti ed ex tabagisti.

I danni: dai tumori all’ictus

Il fumo responsabile del 85% dei casi di cancro al polmone e del 70% di quelli della vescica – ricorda Sergio Harari, direttore del Dipartimento Scienze Mediche all’Ospedale San Giuseppe MultiMedica IRCCS di Milano -. E l’elenco dei danni ancora lungo, con altre migliaia di casi di diverse neoplasie (stomaco, fegato, bocca, laringe, faringe, pancreas, ad esempio) per le quali la relazione ormai certa da anni. Il fumo fa poi lievitare la possibilit di danni al cuore e al sistema circolatorio, favorendo patologie come ictus, arteriosclerosi e malattie vascolari periferiche. E a questo va aggiunta un’altra serie di malattie respiratorie: dalla broncopneumopatia cronico ostruttiva (Bpco), destinata a diventare la terza causa di morte a livello mondiale, a bronchiti e polmoniti. Nei maschi, poi, pu essere causa di disfunzione erettile e impotenza.

Quanto denaro mandato in… fumo

Il fumo un’abitudine non soltanto dannosa, ma anche costosa – commenta Silvano Gallus, responsabile del Laboratorio di Epidemiologia degli Stili di Vita all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri -. Il prezzo medio di un pacchetto di venti sigarette si aggira oggi intorno ai 5 euro. Un fumatore che consumi un pacchetto al giorno manda quindi in fumo ogni anno oltre 1.800 euro. A questa spesa possono inoltre aggiungersi anche costi indiretti legati ai danni alla salute. La ricerca stata condotta alla fine di aprile 2019 tramite 1.500 interviste a italiani 15-65enni. In base alle risposte fornite dagli intervistati stato mostrata a ognuno una stima della propria spesa annuale per il tabacco: pi di un terzo (34 per cento) spende almeno 100 euro al mese, e un ulteriore 25,8 per cento tra 700 e 1.200 euro all’anno. Quasi la met dei tabagisti si sorpresa – continua Gallus, che anche membro del comitato scientifico di No Smoking Be Happy -, ritenendo la cifra molto superiore (21,3 per cento) o superiore (28 per cento) a quanto immaginava.

Ipotesi aumento del prezzo del tabacco

Agli intervistati sono state proposte tre ipotesi: l’aumento del 20%, del 50% e del 100% (cio un raddoppio) del prezzo del tabacco (sigarette confezionate e tabacco sfuso). Nel primo caso (incremento del 20%) il 5 per cento dei tabagisti dice che smetterebbe di fumare e un ulteriore 18 per cento diminuirebbe molto. E le percentuali salgono insieme all’aumento del prezzo: con una maggiorazione del 50 per cento direbbe addio al tabacco oltre il 20 per cento dei fumatori, mentre diminuirebbe molto il 38,5; con il raddoppio del costo cesserebbe di fumare il 46 per cento e ridurrebbe fortemente un il 32,4. Il rischio di passaggio ad altre soluzioni per molto consistente: il 71 per cento degli intervistati passerebbe alle sigarette elettroniche e il 20,5 cercherebbe di ricorrere all’acquisto tramite canali non ufficiali (e quindi illegali). Eppure l’ipotesi pi azzardata, quella di un raddoppio del prezzo, incontra il favore di quasi la met degli interpellati (il 46,5, compresi i fumatori), mentre il 14,3 su posizioni intermedie e il 35 per cento contrario all’aumento. Se gli italiani ipotizzano che l’extra gettito fiscale venga utilizzato per campagne antifumo, per la prevenzione e la cura delle patologie correlate al fumo allora il favore sale al 57,3 per cento e l’opposizione cala al 21,2 – conclude Giulia Veronesi – . Infine, la maggioranza favorevole a estendere i limiti relativi al fumo ai luoghi pubblici (come parchi, strade, spiagge) e sa che un Paese smoke-free avrebbe enormi risorse economiche liberate, grazie a minori spese per la cura dei tumori.

29 maggio 2019 (modifica il 29 maggio 2019 | 11:55)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




Link ufficiale: http://xml2.corriereobjects.it/rss/salute.xml