Denis ai big dell’Atalanta: “Fate come me, restate a Bergamo e siate felici” – La Gazzetta dello Sport


Il “Tanque” tifa per la Dea dal Perù: “Le scelte di mercato sono personali, ma vorrei che Ilicic e Zapata restassero. Non esiste solo il denaro: io potevo andare all’Inter ma sono rimasto. La Champions? È lì, giochiamocela”

Francesco Fontana

Secondo posto nella classifica all time come gol realizzati (davanti c’è Doni a quota 112). Tra i calciatori stranieri, nessuno ha esultato di più nei 112 anni di storia dell’Atalanta: 56 volte in 158 presenze ufficiali dal 2011 al 2016. Bomber, capitano, tifoso. Per il popolo nerazzurro Germán Denis è un po’ tutto, in primis un simbolo che dal Perù (oggi gioca a Lima, lotta e segna con l’Universitario) spingerà la sua Dea verso quel meraviglioso traguardo: “Probabilmente all’inizio non ci avrei creduto, ma ora la Champions League è lì: giochiamocela e arriviamo in fondo”. Peserebbe l’Europa più bella, per mille motivi. Anche legati al mercato. Chissà che non possa essere determinante per trattenere le stelle là davanti con un gentile “No, grazie” alle varie big. In fin dei conti, tempo fa, il “Tanque” rispose proprio così: “Nello sport non esiste solo il denaro. Avrei potuto scegliere l’Inter o altre grandi, ma per me Bergamo era e resterà un posto speciale per tutta la vita”.

Denis, sembra un consiglio per Ilicic e Zapata.

“Leggo e sento che sono seguiti da top club. Io vorrei tanto che restassero, magari con la Champions, ma non posso andare oltre. Quando c’è di mezzo il mercato le scelte sono quasi sempre personali”.

La sua può essere un esempio.

“Infatti, posso parlare per me. Non mi sono mai pentito di aver rifiutato certe proposte, sono rimasto con tutta la felicità del mondo. A Napoli sono stato benissimo, ma l’ambiente atalantino è un’altra cosa: dopo Lomas de Zamora è la mia seconda casa”.

Argentino, come lei, è il suo amico Papu.

“Non smette mai di sorprendere. Quante volte ha preso per mano la squadra? È un trascinatore, uno che fa la differenza anche nel ruolo di trequartista. Lui, Josip e Duván sono perfetti insieme. Formano un attacco straordinario, di certo tra i migliori in Europa”.

Qualche difficoltà in avvio, poi il colombiano è esploso.

“Era solo questione di tempo, parliamo di un centravanti che ha tutto: velocità, tecnica e potenza”.

Ora il Sassuolo: chance per la Champions?

“Positivo il fatto che loro siano già salvi. Poi mi aspetto la solita Atalanta: grintosa, aggressiva e in avanti dal 1′. Senza alcun tipo di ansia, però. Sarà fondamentale giocare con la tranquillità di sempre. Spero tanto si possa vincere, io sono fiducioso”.

Terzo posto a un turno dal termine: se lo aspettava?

“Sinceramente no, anche se le prestazioni parlano chiaro: il gruppo lotta, contro tutti. I 66 punti forse sorprendono, ma non così tanto”.

Insomma, questa Dea è ormai una ex provinciale.

“È una realtà del calcio italiano, si è avvicinata molto alle big che spesso ha pure battuto. Qualunque squadra, affrontandola, sa che serve una super partita per strappare una vittoria, ma anche un pareggio”.

Per tanti il segreto è l’uomo che sta in panchina.

“Gasperini è eccezionale, un allenatore in grado di valorizzare le punte come pochi. E se centrasse la Champions scriverebbe la storia del club. Ha idee innovative, mi sarebbe piaciuto lavorare con lui”.

In alto, invece, la “regia” dei Percassi.

“Famiglia spettacolare, con il nerazzurro nel cuore. Mettendo da parte la stima nei loro confronti, le dirò di più: nel calcio attuale non esiste un presidente come Antonio. Lui, come la squadra, la società e i tifosi, merita il massimo”.


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