di nuovo indagato il prete


Ci sono novità nell’inchiesta riaperta sull’omicidio di Willy Branchi, avvenuto a Goro nel Ferrarese trenta anni fa e rimasto senza colpevoli: la Procura di Ferrara ha iscritto nel registro degli indagati il nome di un esponente della Chiesa, interrogato nelle ultime ore e accusato di false dichiarazioni al pm. Si tratterebbe di don Tiziano Bruscagin. Nei mesi scorsi le indagini, condotte da un nuovo magistrato, il pm Andrea Maggioni, hanno ripreso vita. La vittima, l’allora diciottenne Willy Branchi, fu trovata il 30 settembre 1988 lungo l’argine del Po a Goro. Il ragazzo era nudo e con la testa fracassata. Lo avevano picchiato e gli avevano sparato con una pistola da macello. Ammazzato perché, fu questa l’ipotesi giudiziaria mai provata, si oppose a una violenza sessuale. Gli inquirenti seguirono la pista della pedofilia: secondo loro il giovane era finito in un giro che comprendeva anche nomi di spicco della zona che adescavano i ragazzi nei luoghi di ritrovo e li portavano in campagna, dove poi abusavano di loro.

Il parroco iscritto per la seconda volta nel registro degli indagati – Ora un colloquio registrato risalente al 2014 tra il parroco, don Tiziano Bruscagin, e l’avvocato che assiste la famiglia di Willy Branchi, è finito negli atti dell’inchiesta. Da quanto emerso, dall’interrogatorio di qualche giorno fa, don Bruscagin (oggi parroco nel Padovano dopo esserlo stato per trent’anni nel piccolo borgo del Polesine) è uscito indagato per falso. Incalzato dalle domande del pm, non avrebbe rivelato tutto ciò di cui sarebbe a conoscenza del delitto rimasto senza colpevoli. Già negli anni scorsi il sacerdote era stato iscritto nel registro degli indagati per falso, poi la sua posizione era stata indagata. E ora Luca Branchi, fratello di Willy, ha lanciato un appello, chiedendo anche l’aiuto di papa Francesco: “Spero che ci ascolti e che intervenga. Deve convincere don Bruscagin a dire la verità sulla morte di mio fratello”, ha detto ai giornalisti.


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