Diede del terrone a Napolitano, firmato l’arresto di Bossi ma andrà ai servizi sociali


Dovrà scontare la sua pena in qualche modo l’ex leader leghista Umberto Bossi, condannato in via definitiva  alcune settimane fa dalla corte di Cassazione per vilipendio all’ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano. La Procura generale di Brescia, infatti, nelle scorse ore  ha firmato un ordine di carcerazione nei suoi confronti, passo obbligatorio dopo la pena a un anno e 15 giorni di reclusione emessa dai giudici. Bossi comunque non andrà in carcere perché contestualmente il sostituto procuratore generale Gian Paolo Volpe ha firmato per lui un decreto di sospensione dell’ordine di esecuzione della pena in attesa delle decisioni che saranno assunte dai legali dell’ex leader leghista. Ora il fondatore del Carroccio, 77 anni, avrà un mese di tempo per decidere come scontare la pena.

“Non abbiamo ancora ricevuto la notifica ma ci aspettavamo questo provvedimento”, ha detto il legale di Bossi, l’avvocato Domenico Mariani, enunciando:  “Chiederemo sicuramente una misura alternativa al carcere vista l’età del senatore e i noti problemi di salute. Avanzeremo proposta di scontare la pena ai servizi sociali”. I fatti contestati a Bossi risalgono al dicembre del 2011 quando nel corso di un comizio Bossi diede del “terrone” a Napolitano . “Mandiamo un saluto al presidente della Repubblica. Napolitano, Napolitano, nomen omen, non sapevo fosse un terun”, disse il Senatur dal palco facendo anche il gesto delle corna. Un atteggiamento che gli è costato prima la denuncia e poi il processo. In primo grado Bossi venne condannato a 18 mesi dal Tribunale di Bergamo, pena poi ridotta dalla Corte d’Appello di Brescia e quindi confermata dalla Cassazione che ha imposto anche il pagamento di duemila euro alla Cassa delle ammende.


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