Dietro ogni schiaffo c’è la paura di perderla


Quando si parla di risposta ‘culturale’ al femminicidio si pensa immediatamente a banchi di scuola, aule e lavagne e un insegnante che spiega ai ragazzi che la violenza di genere è degradante e odiosa. Ma non è lì che si combatte la vera battaglia culturale, o meglio, non solo lì. Ci sono altri banchi dove maschi giovani e meno giovani si siedono per ascoltare e ascoltarsi, per capire cosa c’è dietro il loro agire violento, dietro la rabbia e il senso del possesso, dietro la perdita di controllo. Cosa c’è alla radice di quel cortocircuito che li porta all’annientamento fisico e psicologico dell’altra. Per riuscire a fermarsi prima. Prima di uno schiaffo, prima di un calcio, prima che la propria vita e quella dell’altra sia finita sempre.

“Chiariamo: i nostri utenti non vengono qui a fare terapia psicologica o psichiatrica”. Concetta Mingiano psicologa e consulente AIED, ci ha aperto le porte del Centro di via Cimarosa, al Vomero, a Napoli, per spiegarci come funziona un centro per uomini maltrattanti. Nella luce tenue del mattino, l’appartamento al piano terra di uno stabile affogato nel verde del quartiere collinare non ha né l’aspetto di un consultorio né quello di una clinica, piuttosto di una casa. “I nostri uomini – dice Concetta – vengono qui per intraprendere un percorso di rieducazione”.

Lo fanno per scelta o prescrizione di un tribunale?

“ Il 90 per cento delle volte è una scelta autonoma, alla quale in alcuni casi si giunge insieme alla propria compagnia, magari dopo averle promesso di fare qualcosa per cambiare”.

Ci riescono?

“Alcuni sì. Per altri invece il vero lavoro consiste nell’accettare la fine della relazione e lasciare andare la donna. Accettare che una compagna possa mettere fine a una storia e intraprendere una una nuova vita, è spesso il vero grande problema”.

Cosa si nasconde dietro la violenta fisica o psicologica?

“Dietro la violenza”, prende la parola una giovane operatrice mentre le sue colleghe annuiscono, sedute in circolo, “c’è sempre un’emozione. Rabbia, sconfitta, frustrazione o gelosia, è sempre un’emozione inespressa. Gli uomini sono abituati a pensare che piangere o sfogarsi sia ‘da femminucce’…, spesso neanche riescono a comprendere cosa stanno vivendo”.

‘Risolvere’ quest’emozione è il  modo per preservare il rapporto con la compagna?

“Sì, la ricetta per spegnere l’istinto violento e soffocatorio, ma anche per stare bene con se stessi”.

Qual è l’età media dei vostri utenti?

“Le più svariate, sono molto eterogenei tanto per estrazione sociale, quanto per fascia d’età”.

Gli uomini non sono ancora arrivati, le stanze sono vuote e del resto, il loro percorso è protetto e non possiamo vederli.  “Posso farvi leggere la testimonianza di un ragazzo molto giovane – suggerisce Concetta – ma già consapevole di avere un problema. Lui è Luca, 18 anni”:

Oggi ho dato uno schiaffone a Giulia così forte, che è caduta per terra. Subito, immediatamente dopo mi si è spaccato il cuore e mi sono sentito uno s…o. Quando l’ho presa per un braccio per tirarla su, si è tirata indietro strisciando sul sedere e poi si è messa in piedi con le spalle al muro. Mi aspettavo di vedere paura nel suo sguardo ed ero pronto, come tante altre volte, a rassicurarla e coccolarla, ma ciò che ho visto mi ha gelato. Giulia ha uno sguardo senza più amore per me. Ho cercato di spiegarle, di scusarmi, di convincerla, mi ha detto solo: “Non mi toccare mai più”, mi ha girato le spalle e se ne è andata. E io mo, che faccio?!?

Non c’è bisogno di aggiungere altro.


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