Difenda la laicità della ricerca scientifica


“Caro presidente del Consiglio Conte, io non so cosa pensi Lei delle libertà, della laicità, della ricerca, non lo sa nessuno. Non importa. So che Lei ha una responsabilità importante: assicurare il diritto dei cittadini a essere informati su questi temi. Se conosceranno, noi abbiamo fiducia che sceglieranno le nostre battaglie di libertà”. È l’appello lanciato da Marco Cappato, Tesoriere dell’ Associazione Luca Coscioni, rivolto al premier Giuseppe Conte.

Il messaggio è stato registrato in occasione del XV Congresso nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, in cui si sono dati appuntamento 500 persone, tra scienziati, medici e malati per cercare di sensibilizzare le istituzioni italiane. Il focus del convegno è stata la promozione della libertà di ricerca scientifica e dei diritti, temi che oggi stentano a emergere nel quotidiano dibattito pubblico e politico. L’Italia si trova ancora in una posizione arretrata rispetto a molti Paesi nel Mondo nell’ambito della ricerca, che spesso è frenata da ostacoli non solo economici ma anche ideologici: da uno studio è emerso che l’Italia si trova al 26esimo posto. Il meeting si è svolto tra il 5 e il 7 ottobre a Milano, e si è trasformato in un’occasione per parlare della scarsa competitività nazionale nello scenario europeo sulla scienza e sulla ricerca scientifica, sul fine vita, fecondazione assistita, genoma, droghe, cellule staminali, biotecnologie, aborto, disabilità, intelligenza artificiale, laicità. Tutti argomenti caldi, da sempre oggetto di studio da parte dell’Associazione Luca Coscioni.

Anche Michele Usuelli, neonatologo e Consigliere regionale della Regione Lombardia ha mandato un messaggio alle istituzioni, questa volta rivolgendosi al ministro degli Interni Matteo Salvini, riferendosi alle politiche migratorie e agli accordi stretti con la Libia per il contenimento delle partenze dei barconi: “Caro Ministro Salvini, lo sai che ogni anni 214 milioni di donne nel mondo, soprattutto nei paesi poveri africani, rimangono incinte senza volerlo, solamente perché non hanno accesso alle politiche contraccettive? Partendo dal rispetto dei diritti umani, invece che regalare motovedette, occupiamoci insieme dell’accesso alla medicina contraccettiva nei paesi più poveri del mondo. Saranno in meno e arriveranno in meno nei nostri paesi. Aiutiamoli insieme a casa loro!”


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