“Dopo 50 anni vedr la sorella di Meroni”


Gigi Meroni

Gigi Meroni morto il 15 ottobre 1967 a Torino all’et di 24 anni

La storia del Torino stata spesso una lenta e dolorosa ricomposizione dei propri lutti. Ora tocca a Maria Meroni, sorella di Gigi, l’indimenticata Farfalla granata, e ad Attilio “Tilli” Romero che lo invest quel tragico 15 ottobre del 1967. Ieri si sono parlati in collegamento nel corso di “Rabona”, trasmissione di Rai3 condotta da Andrea Vianello. “Io ho sofferto molto. Ma so che ha sofferto anche lui, in modo diverso – ha riconosciuto Maria Meroni -. l’ora di parlarci. Solo noi, in privato. Senza clamori”.

l’ora, signor Romero?


“Ci siamo incrociati per caso al Museo di San Siro, nel 2003. Poche parole. Alcuni ex granata, Zaccarelli o Cravero, mi fecero sapere che la signora avrebbe avuto piacere a parlarmi. Alla vigilia di Natale le telefonai. La prossima settimana andr a trovarla a Como. Le regaler un libro, ‘Demoni’ di Alessandro Alciato, spiega bene cosa ho dentro. Ci incontreremo a pi di 50 anni da quel giorno”.

Quel giorno…

“Toro-Samp. Durante la partita avevo litigato con un tifoso che criticava Meroni. Non aveva giocato bene, ma urlai: ‘Meroni non si critica, non si discute!’ Lo adoravo. Mi pettinavo come lui, avevo 19 anni, qualcuno fuori dallo stadio mi confondeva con lui e io firmavo autografi ‘Gigi Meroni’. Avevo la stanza piena dei suoi poster. Poche ore dopo l’ho investito”.

Meroni e Poletti sono fermi sulla riga di mezzeria in Corso Re Umberto.

“Sulla mia 124 Coup c’era una foto di Meroni. Li vedo. Supero un’auto, c’ spazio per passare, ma nella corsia opposta sta arrivando veloce una Lancia. Gigi si spaventa, fa un passo indietro. Lo investo, lui vola dall’altra parte della carreggiata e la Lancia lo travolge”.

Com’ cambiato negli anni il dolore?

“ cresciuto. Non ho avuto il privilegio della disperazione e della riflessione. All’inizio ho vissuto tutto dall’esterno, come se fosse accaduto a un altro. Vedevo le mie foto, i titoli dei giornali, ma mi sembrava una tragedia troppo grande perche potesse riguardarmi. Poi arrivato il dolore, crescente, forte. Oggi una malinconia costante e sotterranea”.

Negli occhi dei tifosi legge ancora condanna?

“No. I tifosi mi hanno assolto. Una delegazione dei ‘Fedelissimi’, in cui tifavo, venne quasi subito da me e mi disse: ‘Non hai colpe. Resti uno di noi’. Non andai per al famoso derby del 4-0, con il gol di Carelli numero 7. Giorgio Naone, figlio del vicepresidente del Toro, mi aiut a riavvicinarmi allo stadio. Tornai per un Toro-Bologna 0-1, gol di Clerici. A fine stagione festeggiammo una Coppa Italia che mancava da Superga. Certo, quando diventai presidente, lo misi in conto uno striscione brutto in caso di risultati negativi. Infatti arriv: ‘Romero assassino’”.

Presidente della squadra che era di Gigi Meroni.

“Lo so, sembra tutto assurdo. Il mio primo allenatore stato Simoni, che giocava con Meroni: i due ‘Luigi d’oro’. Sono diventato tifoso del Toro e dell’Inter perch le pi agguerrite rivali della Juve, ma ho fatto il portavoce di Agnelli. Il comandante dell’aereo di Superga si chiamava Luigi Meroni. Sono un ingranaggio della storia del Toro, grande e imperscrutabile”.

Segue ancora il Toro?

“Allo stadio no. L’ultima resta Torino-Perugia del 2005. C’ un fastidio estetico che mi respinge. Per me il Torino ha la maglia granata girocollo, senza scritte, i calzoncini bianchi e i calzettoni neri con bordo granata”.

Ma come scaricare una donna perch veste male?

“No. Il mio amore vero. Ho sempre detto che i miei affetti pi forti sono stati madre, padre e Toro. E a volte non in questo ordine. Confermo. Ogni venerd mi ritrovo a pranzo alla ‘Crocetta’ con Zaccarelli, Cravero, Comi, Bresciani, Camolese, Salvadori… Non saltiamo una settimana. Sto bene con loro. Io amo ancora il Torino. Tanto”.

Questo Toro?

“Decoroso. Costruito molto bene, Mazzarri bravo. Ma ogni partita lascia sempre la stessa impressione: che non ha realizzato a pieno le sue potenzialit. Mi piacciono Sirigu, Meit e Iago Falque”.

Altro calcio?

“Vedo spesso l’Inter a San Siro. Ho comprato la maglia del centenario della Spal”.

Ha mai intravvisto un altro Meroni?

“Mondonico stato quello che lo ricordava di pi. Anche fuori dal campo. Stessi calzettoni gi. Forse il paragone, a pochi anni dalla tragedia, lo ha condizionato. Io ritenevo il Mondo superiore a Pulici e litigavo per questo. Lentini? S, forse aveva qualcosa. Ma come Gigi Meroni, mai pi nessuno”. Quando guida, quando vede il Toro… Quando il dolore le salta addosso?

“A 60 metri sulla sinistra da casa mia c’ il cippo che ricorda Meroni, il punto dell’incidente. Abito ancora l. Ma l’incontro con sua sorella mi porter un po’ di pace”.

 Luigi Garlando 

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