dubbi sui criteri per le scelte


Tra poche ore per l’Ilva comincerà ufficialmente la nuova era. Dal 1 novembre infatti il più grande gruppo siderurgico italiano entrerà pienamente a far parte della Am Investco, la società di Arcelor Mittal che ha rilevato l’intera azienda ma le prime avvisaglie del nuovo corso non permettono nulla di buono almeno dal punto di vista dei rapporti sindacali. Da alcune ore infatti, come ampiamente annunciato, sono arrivate le  comunicazioni sia della messa in cassa integrazione di 2600 lavoratori Ilva che resteranno nel vecchio  gruppo in amministrazione straordinaria sia del passaggio dei restanti 8200 nel nuovo gruppo. I lavoratori sino al 31 dicembre saranno assunti da Mittal con la formula del distacco mobile da Ilva. Dall’1 gennaio 2019, invece, saranno dipendenti a tutti gli effetti di Am Investco.

Secondo le lettera inviata tramite il portale web “MyIlva”, gli operai esclusi dovranno astenersi “dall’accedere in stabilimento per svolgere attività lavorative” già dal 31 ottobre 2018. La cernita dovev essere fatta in base a ruolo operativo ricoperto, strategicità del reparto di appartenenza, anzianità aziendale e carichi di famiglia ma dietro le scelte del nuovo gruppo,  secondo molti rappresentanti sindacali e lavoratori esclusi, ci sarebbero in realtà altri obiettivi. In particolare a denunciare anomalie nelle scelte sono i portavoce del Comitato dei cittadini e lavoratori Liberi e pensanti. La loro idea è che le scelte, reparto per reparto, siano state mirate e in particolare che siano stati allontanati gli operai più scomodi che non piacciono ai capireparto. Sarebbero decine infatti i casi di lavoratori lasciati a casa nonostante i gradi di anzianità e professionalità superiori rispetto ai colleghi e, soprattutto, con molti figli a carico.

A denunciare i metodi discrezionali dell’azienda, il non rispetto dei “criteri  previsti e l’utilizzo invece di  “criteri unilaterali al di fuori degli accordi”, sono anche i sindacati (Fim, Fiom, Uilm e Usb) che in una nota chiedono l’intervento del ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio quale garante per il rispetto di quegli accordi. “Riteniamo prioritario chiedere che il governo controlli il rispetto dei criteri di massima trasparenza nella gestione di questa fase. Non vorremmo che, come spesso accade in queste situazioni, la proprietà della fabbrica colga l’occasione per ‘liberarsi’ di chi è stato protagonista di lotte per la difesa delle giuste condizioni lavorative all’interno dello stabilimento e per la tutela della salute pubblica, messa a rischio dall’inquinamento eccessivo causato dalla produzione” hanno affermato in un comunicato congiunto anche l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Mino Borraccino, e il coordinatore provinciale di Sinistra Italiana Taranto, Maurizio Baccaro.


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