due immagini simili per raccontare la libertà dei popoli


Due immagini che si assomigliano al primo sguardo e per questo sono diventati virali nel web raccogliendo un’infinità di commenti. “La Libertà che guida il popolo” del pittore Eugène Delacroix e il “13esimo tentativo di forzare il blocco di Gaza”, la fotografia del turco Mustafa Hassouna mentre lavorava per l’agenzia Anadolu sulla Striscia di Gaza. Ma cosa hanno di simile queste due immagini e che cosa le accomuna? Dal punto di vista estetico, molto. In entrambe le immagini i due soggetti sono colti nell’atto di compiere un’azione nel mezzo di una rivolta: la fotografia ritrae un giovane ragazzo a torso nudo mentre impugna nella mano destra la bandiera della Palestina, mentre con la sinistra stringe una fionda. Nello sfondo i fumi delle esplosioni del blocco di Gaza delineano il profilo del fisico proporzionato mettendone in risalto i dettagli.

Tutto molto simile a quella dipinta nel quadro “La libertà che guida il popolo” del pittore romantico francese. Il soggetto in questo caso è una giovane donna, una ragazza di nome Marianne, ritratta di profilo, con il seno nudo, anche lei con un braccio alzato per tenere la bandiera e nell’altra mano la baionetta. La giovane sta incoraggiando al combattimento la borghesia e il popolo che con le armi in pugno, sono uniti per combattere. Ai piedi della giovane i morti della rivoluzione non fermano l’ardore rivoluzionario della giovane che li incita a combattere. Eugène Delacroix studiò attentamente la preparazione della tela che fu finita di dipingere nel 1830. Celebrava quelle che sono rimaste nella storia come le Tre Gloriose Giornate nelle quali i francesi si ribellarono contro l’autorità regia di Carlo X e alzarono le barricate nelle strade di Parigi. L’insurrezione riuscì nell’intento di allontanare il re Carlo X che abdicò per fuggire in Inghilterra.

Il dipinto di Eugène Delacroix

La tela, che fu definita dall’influente storico dell’arte Argan “il primo quadro politico nella storia della pittura moderna” appena fu portata a compimento ebbe una grandissima eco. Il contenuto simbolico della libertà e del patriottismo vincenti e che innalzavano il cittadino a liberatore venne apprezzato all’unanimità in un primo momento. Grazie al suo potente messaggio l’opera esposta al Salon del 1831 fu acquistata subito dal governo francese, che voleva esporla nella sala del Trono del palazzo del Lussemburgo come monito per il “Re Cittadino” Luigi Filippo, asceso al trono francese dopo la fuga di Carlo X. Quando fu il momento di esporla però l’opera venne giudicata inneggiante la rivoluzione, e fu nascosta e esibita solo eccezionalmente. Dal 1874, invece, è ritornata ad essere un’opera centrale della storia dell’arte e politica della Francia, tra le più preziose opere della collezione del museo del Louvre, è tuttora esposta al pubblico.

La foto di Gaza

C’è sicuramente qualche cosa di misterioso nel confrontare un dipinto realizzato dopo un meticoloso studio che ha tenuto conto dell’equilibrio e delle forme, con una fotografia di reportage di guerra in cui tutto deve essere realizzato nel “click” della macchina fotografica. In quel lampo il fotografo deve valutare l’immagine che si viene a creare nel momento in cui sta succedendo. Allo stesso tempo rischia di essere colpito da qualche proiettile vagante. Sicuramente la somiglianza tra le due opere dei due artisti che le hanno realizzate a 188 anni di distanza è il bacio di due visionari che si sono incontrati in due opere avvincenti per raccontare sempre la stessa unica cosa: la libertà dei popoli, l’importanza dei diritti umani. Solo un dettaglio non torna per nessun motivo: il pittore francese con il quadro celebrava una vittoria avvenuta, la fotografia non può far altro che riprendere  qualcosa in atto di compimento. Un’altra visione?


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