È una Serie A per vecchi. Come attrarre i giovani tifosi? – La Gazzetta dello Sport


StageUp-Ipsos: i 14-34enni interessati sono scesi dal 44% al 35% in un ventennio. Va invertita la tendenza. L’esperto: “I ragazzi chiedono applicazioni come home second screen e smart stadium”

Non è una Serie A per giovani. C’è un dato che deve far riflettere: la quota dei 14-34enni interessati al massimo campionato è scesa dal 44% del 2001-02 al 35% di oggi, parallelamente sono cresciuti dal 57% al 65% i 35-64enni, secondo l’ultimo studio di StageUp-Ipsos. Se è vero che lo sport, il calcio in primis, è entrato a pieno titolo nell’industria dell’entertainment, la concorrenza che devono fronteggiare i nostri club non è solo con l’estero ma anche con tutte le altre forme di intrattenimento. Fotografando i fatturati delle leghe europee, Deloitte ha anche indicato una tendenza che ci inchioda: nel 2019-20 la Premier sfiorerà i 6 miliardi di ricavi, Liga e Bundesliga si contenderanno la seconda posizione sopra quota 3,7 miliardi, la Serie A dovrà accontentarsi del quarto posto a distanza siderale, cioè 2,5-2,6 miliardi. E’ un gap strutturale maturato nel tempo che non si può colmare con la bacchetta magica, ma serve una strategia radicalmente nuova e orientata sul medio-lungo periodo, a livello di Lega e di club italiani. E tutto ruota attorno ai giovani, proprio per invertire il trend dell’invecchiamento del pubblico.

Digitale

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Uno spunto arriva dallo stesso studio di StageUp-Ipsos: il 32% degli appassionati conosce e ritiene interessanti applicazioni digitalmente evolute come “home second screen” e “smart stadium”. I giovani vanno coccolati e attratti con modalità adeguate ai tempi: c’è un progressivo calo di attenzione sui 90 minuti di gioco, che preoccupa anche per gli effetti sulla valutazione futura dei diritti tv, vitali per il nostro sistema. Tranne rare eccezioni, i club italiani investono pochissimo su app e strumenti digitali di fidelizzazione, sia durante la visione delle partite (allo stadio o davanti a uno schermo) sia nel corso della settimana. Ci si scontra, chiaro, con il ritardo infrastrutturale del Paese nello sviluppo della banda larga: Nba e Nfl obbligano ormai le franchigie ad avere nelle proprie arene una copertura wi-fi minima, cosa che da noi sarebbe impensabile viste le condizioni degli stadi.

L’esperto

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Spiega Giovanni Palazzi, a.d. di StageUp: “Negli Stati Uniti tutto è iniziato con la possibilità di rivedere sul telefonino il touchdown. In genere le app sono integrate col biglietto elettronico, ti assistono dal parcheggio all’uscita in un’esperienza unica che consente di aderire a promozioni, prenotare il cibo, guardare l’evento da diverse angolature, avere le statistiche in continuità, interagire con i social. Così la squadra può mantenere il contatto col tifoso per tutta la settimana e strutturare una relazione. Il tema non è più quanti biglietti vendo ma quanto valore riesco ad estrarre dal tifoso per tutta la vita. E’ un ragionamento-chiave per attrarre le giovani generazioni, che in un mondo globalizzato conoscono questi applicativi, anche se in Italia non sono diffusi: c’è un interesse prima ancora che ci sia un’offerta”.

On demand

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L’imperativo è cambiare passo, anche perché sono mutati i comportamenti della fruizione audiovisiva di una partita. “Per parlare con i giovani – dice ancora Palazzi – bisogna superare il concetto della televisione intesa come flusso di immagini costante. A loro interessa l’on demand: guardo come mi pare e se mi interessa. Non significa che l’evento live tramonterà, anzi: resta un asset fondamentale perché quell’empatia è ineguagliabile, ma va riempito di contenuti che avvicinino i ragazzi sfruttando la loro propensione ad emozionarsi, per esempio per i loro calciatori-beniamini. E poi il tifoso di oggi è liquido, devi incentivarlo di continuo, non bastano gli abbonamenti per studenti ma serve una personalizzazione sempre più marcata”.


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