Educare i giovani attraverso il calcio. Seedorf: “In squadra non ci può essere invidia” – La Gazzetta dello Sport


In aula Nervi la discussione sul tema della formazione con il c.t. del Camerun, Sacchi e Pessotto. Carolina Morace sulle differenze di genere: “Lo sport non ha sesso”

Dal nostro inviato Filippo Conticello

Educare. Insegnare ai ragazzi come stare in campo, quindi come stare al mondo. Nella mattinata in Vaticano dedicata al “Calcio che amiamo” e organizzata dalla Gazzetta dello Sport si parla anche e soprattutto di formazione. Un secondo “salottino” di discussione in Sala Nervi ha, infatti, allargato il dibattito a una nuova angolazione. Così, coordinati dal vicedirettore vicario Gianni Valenti, istituzioni e campioni si sono confrontati su un tema di delicata importanza: l’insegnamento ai nostri ragazzi. A partire dal ministro dell’Istruzione Marco Bussetti che ha lanciato un monito per il futuro delle nostre scuole: “Bisogna fare più sport, tra i banchi bisogna tornare a giocare!”, ha detto tra gli applausi

FORMARE I GIOVANI

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Il calcio come strumento per avvicinare gli esseri umani, per evitare le differenze. Calcio che combatte anche le differenze di genere come sa Carolina Morace: “Questo sport è considerato prettamente maschile, ma dipende da quale parte del mondo sei nato. Lo sport non ha sesso: i bambini saranno pure più competitivi delle bambine, ma i valori che vengono trasmessi sono gli stessi. In questo momento di femminicidio e violenza domestica lo sport aiuta a unire generi diverse”, ha detto la leggenda del calcio femminile. Clarence Seedorf, attuale c.t. del Camerun, ha parlato rivolgendosi direttamente ai bambini che facevano la ola in sala: “La mia passione siete voi, il futuro. Non è vero che quando finisci di giocare, finisce la vita: ci sono tanti altri talenti da poter coltivare. Nello sport ho condiviso delusioni e gioie e tutto inconsciamente mi ha fa crescere. In una squadra l’invidia non esiste perché tutti godono insieme”. Tema questo assai caro ad Arrigo Sacchi: “I giocatori sono eroi che danno tutto, ma il calcio prevede modestia ed etica del lavoro. Allontana l’egoismo e insegna qualcosa di nuovo ogni giorno, ci rende migliori”. Gianluca Pessotto ha concluso la discussione declinando il tutto nel suo nuovo ruolo: “Da coordinatore dell’Under 19 Juve sto a contatto con giocatori in una fase difficile della vita: firmano contratti professionisti, ma professionisti non sono. E devono essere aiutati nei momenti più difficili”.


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