Espinoza e Palacios spingono, Campana fa gol: Italia, occhio all’Ecuador… d’oro – La Gazzetta dello Sport


Domani gli azzurrini di Nicolato giocano una gara cruciale contro i campioncini del Sudamerica: per Celico un 4-5-1 di spinta, esterni creativi e una torre che fa reparto da sola

Si alza il livello di difficoltà per gli azzurrini impegnati ai Mondiali U20 in Polonia. Dopo il felice (e convincente) debutto contro il Messico, i ragazzi di Nicolato sono chiamati all’esame Ecuador, avversario domani a Bydgoszcz nella sfida probabilmente più impegnativa del girone. Perché la “Mini Tri” guidata dall’argentino Jorge Celico, fresca vincitrice del Sudamericano Sub20 per la prima volta nella storia, si è guadagnata in patria l’appellativo di “generazione dorata” grazie al gruppo più talentuoso degli ultimi decenni. Solido dietro, micidiale sulle fasce, piedi buoni in mezzo al campo, l’Ecuador può anche far affidamento su un bomber di razza che negli ultimi tre mesi ha attirato le attenzioni di diversi top club europei.

SOLIDI E RAPIDI L’esordio contro il Giappone è stato un mezzo passo falso, segnato dal rigore fallito da Rezabala e un pari che ha evidenziato qualche sbavatura nel sistema difensivo di Celico. Ma gli azzurrini non potranno permettersi cali di tensione contro una squadra che nell’ultimo sudamericano di categoria ha stupito grazie a un gioco spumeggiante e tremendamente efficace, di cui i primi motori sono due laterali di spinta: Jhon Espinoza, motorino cresciuto nell’Aucas con già 3 stagioni alle spalle da professionista, e soprattutto Diego Palacios, stantuffo mancino di 1.68 reduce dalla prima annata europea in Eredivisie con il Willen II. La loro rapidità garantisce rapide ripartenze, ampiezza di gioco e l’opportunità di creare facilmente superiorità numerica nonostante un coperto 4-5-1 difficile da scardinare. Il gioco di Celico si sviluppa soprattutto sulle corsie laterali ed è lì che l’Italia dovrà fare particolare attenzione. Anche perché sulla sinistra, a formare una coppia di saette con Palacios, c’è Alex Alvarado, una delle rivelazioni dell’ultimo Sudamericano capace di abbinare velocità e qualità.

LE STELLE Ma i pericoli veri portano i nomi del 19enne Jordan Rezabala, trequartista prodotto del vivaio dell’Independiente del Valle (uno dei migliori del Sudamerica), e soprattutto del 18enne Leonardo Campana, re dei bomber nel torneo vinto in Cile a inizio febbraio. Le fortune dell’Ecuador passano proprio da lui, esploso negli ultimi 3 mesi dopo una breve gavetta nelle giovanili del Barcelona di Guayaquil: oltre alle 6 reti valsegli il titolo di capocannoniere in Cile, Campana vanta anche due gol nelle prime 7 presenze da pro, ma soprattutto già due chiamate nella Seleccion maggiore a testimonianza del talento e delle potenzialità che hanno attirato le attenzioni di club anche nostrani (tra cui Milan, Inter e Napoli). Abile di testa e abituato a fare reparto da solo grazie ai suoi 187 centimetri di altezza (da qui il soprannome “la Torre”), Campana è una prima punta atipica perché in grado di abbinare potenza e agilità. Fiuto del gol e tecnica sono i suoi principali punti di forza, frutto delle interminabili partitelle collezionate sulle spiagge di Guayaquil. In patria raccontano che anche lì segnasse gol a raffica, dimostrando una potenza e un controllo della sfera fuori dal comune. Al Sudamericano ne ha dato un primo assaggio, quanto basta per mettere in guardia gli Azzurrini.


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