Francesco, il Papa “futbolero”, che ha fatto impazzire cinquemila ragazzi – La Gazzetta dello Sport


Come fosse un bimbo al parco con una palla al piede, il Pontefice dà un calcio e fa scattare una coloratissima ola in Sala. Cori e applausi: giovani in delirio per questa rockstar vestito di bianco

Inviato a Roma Filippo Conticello

“Il calcio è solo un gioco, solo un gioco”, dice, ripete, rintuzza ancora l’uomo più importante del pianeta. E poi, come fosse un bimbo al parco con una palla al piede, il Papa dà un calcio e fa impazzire 5 mila ragazzi: “Giocare è bello, il calcio è davvero il gioco più bello del mondo”. Così i giovani in Sala Nervi improvvisano una coloratissima ola e l’aula del Vaticano ondeggia come una barca: sta parlando, infatti, la rockstar vestita di bianco. Francesco, il Papa “futbolero” venuto dalla fine del mondo, il tifoso appassionato che attraverso lo sport vorrebbe educare ogni ragazzo di questa Terra. È stato lui a concludere “Il calcio che amiamo”, l’evento organizzato dalla Gazzetta dello Sport, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, la Federazione Italiana Gioco Calcio e la Lega di Serie A, con parole altissime: “La vostra ola, come se avessi fatto un gol, mi fa tornare in mente San Giovanni Bosco: diceva che per radunare dei giovani bastava lanciare una palla in aria – dice il Pontefice -. Dietro un pallone c’è infatti un ragazzo con sogni e aspirazioni: nella pratica sportiva non sono coinvolti solo i muscoli, ma l’intera responsabilità di un ragazzo. Chi dà tutto, dà… l’anima”.

Per i ragazzi

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I giovani. I loro problemi e i loro sogni, che spesso hanno forma rotonda, come una palla da prendere a calci. Il mondo dei nostri ragazzi e il gioco che più amiamo sono il pane della nostra Gazzetta e argomenti “sacri” anche per Francesco. Al suo arrivo, è stato Urbano Cairo, presidente di Rcs MediaGroup e del Torino, a tirare le fila, a raccontare i contenuti di una mattinata speciale. In tre dibattiti coordinati dai giornalisti della Gazzetta si è parlato del gioco come divertimento, educazione e inclusione con campioni, addetti ai lavori e istituzioni sportive italiane: “Dobbiamo fare squadra anche noi adulti, misurarci nel valore del rispetto – ha detto Cairo -. Il calcio non sostituisce la scuola e la famiglia, ma è il fratello maggiore. E poi questo gioco è inclusione: “Vuoi giocare con me?” è la prima domanda che può fare un bambino. A quel punto Francesco ha fatto vibrare la Sala, lasciando in silenzio anche i bimbi più rumorosi che intonavano cori come in uno stadio. “Lo sport è un’occasione per dare il meglio di sé, ma non da soli – ha aggiunto -. Viviamo un tempo in cui con le nuove tecnologie è facile isolarsi, ma il bello di giocare con un pallone è farlo con gli altri, passandosela, facendo squadra. Ricordiamocelo: il calcio è un gioco di squadra e se è vissuto così aiuta nella società dell’io”.

La voce di Francesco si è posata su un aspetto essenziale, sottovalutato: la gioia in campo. “Purtroppo assistiamo tra i giovani a fenomeni che macchiano la bellezza, a genitori che si trasformano in manager e ultrà. La federazione italiana ha la parola giuoco nel nome, il calcio è un gioco, ma rende felici, dà libertà, piace perché si rincorre un sogno senza diventare per forza campioni. I genitori aiutino ed esortino soprattutto dopo le sconfitte: la panchina non è una umiliazione ma una occasione di crescita perché, al di là della partita, c’è la vita che aspetta i bambini. Alleatevi con società sportive e allenatori per non trasformare i sogni dei ragazzi in facili illusioni destinate a scontrarsi con la realtà. Siate complici del sorriso dei vostri atleti”. Un’ultima parola, prima della benedizione finale e degli immancabili selfie, ai campioni del calcio: “Non dimenticate da dove siete partiti, non dimenticate quel campo di periferia, quell’oratorio, quella società: vi auguro di sentire sempre gratitudine per la vostra storia, responsabilità educativa e solidarietà per i più deboli, siate campioni anche nella vita perché non finisca la bellezza del calcio”.


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