“Futuro in Italia? Perch no…”



Dieci coppe dei Campioni su un palco non si erano mai viste. Non per caso la rassegna dei record. Pep Guardiola, Carlo Ancelotti e Arrigo Sacchi hanno disegnato calcio, e filosofia di vita, ma anche gustosi duetti tra di loro, in uno dei clou annunciati del Festival dello Sport che si chiude oggi a Trento. “Quando chi gioca meglio vince non solo riconosciuto come vincitore, ma acquisisce un’autorit morale che non acquisir mai chi vince non giocando bene”, ha introdotto con una delle tante perle del pomeriggio Arrigo Sacchi, qui in veste anche di padre della patria, quando si parla della bellezza del calcio raccontata dai maestri.

le battute
“Io in Italia? Perch no? – ha detto Guardiola – Se mi avessero detto anni fa che avrei allenato il Barcellona poi a Monaco, io col tedesco… Poi ora in Inghilterra non so dove mi porter. Forse, perch no? Si mangia molto bene qua”. Cosa ruberebbe Guardiola ad Ancelotti? “Il capello. Ma anche Arrigo!”, stata una delle gag sul palco, mentre Carletto di rimando su Pep: “Certamente non i capelli. Dico la rapidit con cui riesce a trasmettere le proprie idee, l’aspetto pi complicato. Lui stato molto bravo, come quando Arrigo ci diceva di andare a pressare davanti e noi pensavamo: quanta fatica”.


la champions
Guardiola ha svicolato dal ruolo di possibile favorito per la Champions League: “Come societ il nostro pi grande successo stata una semifinale di Champions. Non so se siamo pronti, non abbiamo una storia dietro al di l di chi va in campo. Sono favoriti Real Madrid e Barcellona, che questa storia ce l’hanno, e la Juve che dopo due finali con l’acquisto di Cristiano Ronaldo ha dimostrato di volerlo. Poi l’Atletico che gioca in casa e poi si inseriranno altre: mi auguro che possiamo essere l”. Dice Ancelotti: “Le squadre italiane fino a ora hanno fatto bene. Noi abbiamo un girone durissimo, lo abbiamo ben indirizzato. Sicuramente sar competitiva la Juventus, ma le valutazioni di oggi saranno molto diverse in aprile, vedi il Real Madrid dell’anno scorso: la condizione di allora quello che conta. Mi sembra una Champions League molto pi equilibrata, anche perch il Real ha perso un giocatore importante”.

il napoli di carlo
Il tecnico del Napoli ha parlato anche del nuovo ruolo di Insigne: “Lui ha grande talento, le qualit le ha espresse tutte. Come tutti i giocatori nella fase di sentirsi un giocatore ancora pi importante per questa squadra e mettere tutte le qualit al servizio della squadra: questo il passo che deve e pu fare, e sono sicuro che lo far”. E sulla squadra: “Napoli una bella famiglia, un bell’ambiente, giocatori giovani che hanno gi avuto esperienze importanti, molto umili, una societ che ha voglia di crescere, una citt bellissime: ci sono tutte le condizioni per fare un bel lavoro”.

il tiqui taka
Guardiola non vuole il titolo di padre dei tiqui taka: “Non voglio essere un falso umile ma non ho inventato niente. Ho avuto fortuna, a 37 anni ero un allenatore giovane che veniva dalla 4a divisione, con sette giocatori che venivano dalla cantera in cui per tanti anni avevano fatto quello che chiedevamo, e con i soldi per comprare forti giocatori stranieri. Volevamo mangiare il mondo e l’abbiamo mangiato. La forza di quella squadra stata di essere costante ogni tre giorni per quattro anni. Ci piaceva molto giocare a calcio. Il concetto di tiqui taka non mi piace molto, sembra molto ludico, qualcosa che si fa per scherzare, ma noi facevamo girare la palla perch sapevamo dove finire. Succede una volta nella vita, fa venire nostalgia vederlo”.

i maestri dei maestri
Guardiola ha parlato dei suoi maestri: “Johan Cruijff stata la persona pi importante. Ci ha aperto gli occhi al Barcellona. Ci ha aiutato a capire una maniera di vedere il calcio, era come andare a scuola ogni giorno, ci ha fatto innamorare di questo gioco al di l del risultato. Insieme ad Arrigo Sacchi stato l’uomo che ha cambiato di pi il calcio, non un caso che tanti giocatori che sono passati da loro due siano oggi allenatori: ci hanno aperto un mondo, hanno portato l’amore per questo gioco”. Quelli di Ancelotti: “Liedholm, soprattutto nella gestione delle risorse umane. E Arrigo, non solo per quando ho giocato per lui ma anche per i tre anni in cui gli ho fatto da assistente, e ho imparato un metodo per gli allenamenti e per trasferire le idee ai giocatori. Si cominciava a fare la tattica, undici contro zero: sembrava un altro mondo. E questi sono i risultati”. Fino a oggi. Magistrali.

Dal nostro inviato Giuseppe Nigro 

© riproduzione riservata


Link ufficiale: gazzetta.it