George R. R. Martin e il suo fantasy, più reale della realtà


George R. R. Martin compie 70 anni.
in foto: George R. R. Martin compie 70 anni.

“Il miglior fantasy è scritto nel linguaggio dei sogni. È vivo come sono vivi i sogni, più reale della realtà…per un momento almeno, quel lungo momento magico prima di svegliarci”: per George R. R. Martin la letteratura fantastica è sempre stato un gioco serio. Un impegno intellettuale che lo tiene occupato notte e giorno almeno dagli anni Settanta, quando fa il suo esordio letterario insieme a Lisa Tuttle con “Il pianeta dei venti”. Oggi George R. R. Martin compie 70 anni, e ha ancora molto, molto da dire.

Lo stravagante scrittore del New Jersey è divenuto celebre in tutto il mondo con le “Cronache del ghiaccio e del fuoco“, la lunga serie fantasy che ha dato vita alla famosissima e pluripremiata serie televisiva dell’HBOGame of Thrones. Un “fantasy per adulti”, dal “ritmo perfetto”, a tratti “oscuro e cinico”: la scrittura di Martin, negli anni, ha avvicinato un pubblico sempre più vasto ampliando notevolmente i confini di un genere che prima dei suoi romanzi era ancora guardato come un tipo di letteratura per pochi eletti.

Si potrebbe pensare, a giudicare l’enorme successo dei romanzi e della serie, che Martin abbia avuto l’infelice merito di “banalizzare” i linguaggi e le tematiche proprie del fantasy. Tuttavia l’equazione “prodotto di successo” uguale “scadente” nel suo caso non regge: lo scrittore, ad oggi tradotto in più di venti lingue con 24 milioni di copie vendute solo negli Stati Uniti, ha semmai attualizzato il significato di un genere che, sotto strati di fantasia e irrealtà, nasconde una profonda e sottile critica del mondo contemporaneo.

Il fantasy di Martin, realtà mascherata

Mentre anche il 2018 è trascorso senza la pubblicazione, attesissima, di “The Winds Of Winter” (continuazione del quinto capitolo delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” pubblicato nel 2011 e dal titolo “A Dance with Dragons”), l’autore ha annunciato l’uscita di una storia altra ma strettamente collegata al mondo fantastico di Westeros: il 20 novembre dovrebbe arrivare nelle librerie il racconto, precedente di 300 anni a quello della più famosa saga, della guerra intestina alla dinastia Targaryen, una delle famiglie più controverse e affascinanti raccontate da Martin.

Come affascinanti sono le numerosissime altre “storie immaginarie”, come lui stesso le definisce, pubblicate nel corso della sua lunga carriera. Fantascienza e horror, racconti brevi e interminabili saghe, letteratura e cinema: Martin ha attraversato tutto l’universo che ruota attorno alla “fantasia”, mescolando un po’ di Tolkien ad un pizzico inaspettato di Bradbury, e annaffiando il tutto con un’ironia a tratti irriverente che si ritrova in molte sue creature.

George Martin ha ridefinito i parametri di un genere che con Tolkien aveva toccato il suo massimo: ha infittito le trame, complicato la psicologia dei personaggi e corrotto gli eventi. Westeros è altrettanto lontana dalla realtà quanto la Terra di Mezzo, ma le sue geografie risultano vivide quasi quanto quelle delle moderne carte geografiche: Martin non ha avuto bisogno di mostri per narrare la lotta fra bene e male. È negli uomini, alcuni dalle fattezze un po’ grottesche certo, con le loro contraddizioni, le passioni e le ipocrisie che si gioca lo scontro epico fra vita e morte.

La realtà sono i centri commerciali di Burbank, i fumaioli di Cleveland, un parcheggio solitario a Newark. La fantasia sono le torri di Minas Tirith, le antiche pietre di Gormenghast, le sale di Camelot. Perché i nostri sogni diventano così piccoli quando finalmente si avverano? Leggiamo il fantasy per trovare di nuovo i colori, penso. Assaggiare le spezie forti e ascoltare le canzoni cantate dalle sirene. C’è qualcosa di antico e vero nella fantasia, che parla a qualcosa di profondo dentro di noi, al bambino che sognava che un giorno avrebbe cacciato le foreste della notte, e banchettato sotto le colline vuote, e avrebbe trovato un amore che durasse per sempre da qualche parte a sud di Oz e nord di Shangri-La. Possono mantenere il loro paradiso. Quando morirò, preferirei andare nella Terra di Mezzo.


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