“Gioco fino a 40 anni ma il fenomeno pap”


Coda. Lapresse

Coda. Lapresse

Il pallone della tripletta al Verona firmato dai compagni nella stanza dei “ricordi belli”. Il solito tavolo nel ristorante giapponese portafortuna, di “mercoled o gioved”, avvertito. Il Benevento in Serie A, un’opera in fase di costruzione. Massimo Coda, fresco “triplettista” dell’ultimo turno di B contro il Verona ha il sorriso delle occasioni migliori, quello che ti distrae anche al telefono.
Dunque, il pallone dove stato sistemato?

“Dopo averlo fatto firmare dai compagni l’ho sistemato su una mensola nella stanza dei ricordi belli: ci sono magliette, parastinchi, qualche trofeo”.
Lei scaramantico?

“Un po’… (ride, ndr) Adesso il periodo del solito ristorante giapponese, con il solito tavolo, la solita disposizione da seduti e il solito gruppo di persone. Cambia solo il giorno, pu essere di mercoled o di gioved”.
Stasera si riparte contro il Cosenza. Intanto il Benevento quarto con 53 punti: sono quelli giusti?

“Ci manca qualcosa, mi riferisco alle partite giocate in casa contro Ascoli, Spezia e Foggia (2 punti su 9, ndr). Quando potevamo fare il salto di qualit, abbiamo sbagliato”.
All’inizio il 4-3-3, poi il 3-5-2 e quindi ora il 4-3-1-2…

“Con il 4-3-3 siamo partiti forte, si segnava molto ma forse eravamo fragili in difesa. Con il 3-5-2 siamo diventati pi solidi, poi per le sconfitte hanno messo in discussione tutto. Ed ecco quindi il 4-3-1-2 di oggi”.

I VIDEO DI GAZZETTA TV

Il Benevento probabilmente giocher i playoff per il sogno Serie A: se l’aspettava cos la B?
“S, appassionante e complicata. L’ultima giornata stata esemplare: noi vinciamo 3-0 a Verona, il Palermo e il Pescara fermati dalle ultime due, la Cremonese che risale. il bello della B”.

Lei di Cava de’ Tirreni, gioca nel Benevento e ha vestito pure la maglia della Salernitana: sa che unisce un territorio cos orgoglioso in ogni sua citt?
“Esiste grande rivalit, ma l’importante mettere tutto di noi quando troviamo persone che ci danno fiducia”.

Ci spiega come finito a Bellinzona a 16 anni?


“In estate un osservatore, che diventer il mio agente, Ciro Caruso, mi not e mi disse che esisteva la possibilit di andare in Svizzera. Accettai e vidi il mondo oltre Cava. Vivevo con due compagni: prima un venezuelano e un milanese, poi un francese e un italo-tedesco. Sembra una barzelletta, ma fu un’esperienza fondamentale”.
Le mancava Cava?

“Tantissimo, appena avevo due giorni liberi prendevo il treno della sera, dormivo sui sedili, arrivavo all’alba”.
A Bologna com’ andata?

“C’erano Diamanti, Vantaggiato, Jimenez, Di Vaio… Ci ho provato, ma era complicato. Quindi Cremona in C, sono stati tre anni che mi hanno fatto svoltare. Dopo mi aspettavo una chiamata dalla B. Invece sono ripartito dalla C a Siracusa”.
Il vero salto?

“Con il Parma che mi ha dato fiducia. E l’esperienza in Slovenia stata bellissima, ho segnato 18 gol, come quest’anno, ho vinto una coppa nazionale e il premio di miglior giocatore del campionato”.
Quest’anno 9 rigori tirati, 3 sbagliati, tra cui lo scavetto tra le mani di Silvestri. Lo rifarebbe?

“Forse no, era il momento sbagliato, perdevamo 1-0. Mi sono rifatto luned”.
Voce diffusa vuole che lei non abbia sfondato in A per la bont d’animo: cosa ne pensa?

” il mio pregio e il mio difetto, sono fatto cos, non cambio”.
Lei l’ultimo nato, dopo 4 femmine. Lo sport in famiglia come vissuto?

“Imma gioca a pallavolo, ma il fenomeno di casa pap Saverio, a 54 anni ha segnato 23 gol in Seconda categoria”.
Se le si dice Passiano?

“La frazione di Cava da cui arrivo. Ricordo le partite in piazzetta con gli amici. Per questo ho voluto la realizzazione di un campetto gratuito per tutti”.
Crede nel destino o nel lavoro?

“Nel lavoro, ognuno di noi ci che costruisce per s”.
Il futuro cos’?

“Una cosa a cui non penso, di sicuro voglio giocare almeno fino a 40 anni”.

 Matteo Brega 

© riproduzione riservata


Link ufficiale: gazzetta.it