Giovani promesse, i lettori premiano Zaniolo. Estro e talento, il futuro suo


Nicol

Nicol Zaniolo, 19 anni, ha vinto il sondaggio di “Giovani promesse”. Afp

Kak, Zidane…persino Totti. “Non ditelo a Nicol Zaniolo”, ci ricorda giustamente il vicedirettore della Gazzetta dello Sport, Andrea Di Caro, nel suo editoriale di domenica scorsa, un sapiente equilibrio tra esaltazione e prudenza. Perch lecito esaltarsi davanti ad un talento del genere, in un momento storico in cui di eccellenze “azzurrabili” non che ce ne siano a bizzeffe (ma ci sono, ci sono…); e perch altrettanto saggio e prudente, visto i soli 19 anni di Zaniolo, esortarlo a “tenere la testa bassa e pedalare”. A Nicol il 10 sulle spalle non starebbe male, ma si tenga pure il 22 per il momento (che poi altrettanto pesante, dato il noto riferimento all’idolo di sempre, kak appunto). Se ne sono accorti, e non poteva essere altrimenti, anche i lettori di Gazzetta.it, che lo hanno incoronato nel sondaggio legato all’iniziativa “Giovani promesse”, progetto in collaborazione con Gilette che sta dando il giusto spazio ai migliori under 23 del nostro campionato. La gara contro il Torino di sabato scorso stata la prima consacrazione (ancor pi di Madrid), in questo primo –primissimo- scorcio della carriera di Zaniolo. Ci che sorprende, forse neanche troppo per chi lo conosce bene, questa voglia matta di arrivare su ogni pallone, la capacit di aggredire l’avversario e smarcarsi immediatamente, aiutato da un fisico imponente (1,90 cm per 79 kg), una tecnica importante, l’eleganza nei movimenti e quella sensazione che ogni giocata sia pensata anche pi di un’istante prima che i suoi piedi la effettuino.

PERSONALITa’
Esordio al Bernabeu contro il Real Madrid, in una squadra che l’anno prima ha disputato le semifinali di Champions, con sole sette presenze tra i professionisti (in B, all’Entella): per carit, “Il calcio la cosa pi importante tra le cose non importanti”, diceva Sacchi, ma per gestire tutto questo devi avere una certo carattere, una certa personalit. Personalit che poi, Zaniolo, ha trasmesso in campo, partita dopo partita: questione di attitudine. Difficilmente si visto in queste prime uscite uno Zaniolo impacciato, timido o esitante: quando pu salta l’uomo (lo ha fatto anche in Spagna contro i campioni con cui, parole sue, “al massimo giocava alla play”), ha fantasia e intuizione nel servire il compagno e, come se non bastasse, gli piace pure inserirsi nello spazio. Dalla sua, inoltre, la duttilit: nella Roma di Di Francesco fa il trequartista, ma pu fare anche il centrale e la mezzala e magari in futuro (ma difficile, vista la sua spiccata propensione offensiva) il mediano, meglio ancora se l’interno di un centrocampo a tre.


CHE NUMERI
Un conto sono le sensazioni, comunque mai casuali, un altro conto sono i numeri: quelli non mentono mai e danno sostanza a questo discorso. Restando su Roma-Torino di sabato, i dati opta ci restituiscono una realt per certi versi impressionante per un diciannovenne alle prime armi: Zaniolo , insieme a Dzeko, il giallorosso che ha tirato di pi (2); sempre tra i giallorossi, il giocatore che ha vinto il maggior numero di duelli nell’arco dei novanta minuti (23); insieme a Lorenzo Pellegrini, ha il numero pi alto di dribbling riusciti (4), ma anche non riusciti (dato che comunque conferma quanto detto prima, e cio che quando pu ci prova sempre); sono 49, infine, i palloni giocati. Numeri da leader.

I VIDEO DI GAZZETTA TV

SENZA FRETTA…
Il vero salto di qualit Zaniolo, ora, dovr farlo fuori dal campo. Sul rettangolo verde, per evidenti limiti anagrafici, non ha ancora dimostrato tutto, ma ha gi dimostrato quanto basta per far capire di che pasta fatto. Giocatori cos, d’altronde, li riconosci subito. Poi per c’ tutto il resto, quel “collaterale” che pu fare la differenza. Sta adesso a lui, a chi gli sta vicino (per esempio la famiglia che ha tatuata sul corpo), a chi crede veramente nel suo talento, gestire i giorni che verranno, i momenti no e le conseguenti critiche, le scelte che si dovranno fare e la quotidianit di questo mestiere: la costanza negli allenamenti, unico carburante. Si sa, nel calcio – specie quello di oggi in cui tutto corre forse troppo veloce, ma certamente in ogni ambito della vita – cadere dal piedistallo fin troppo facile e ci che conta l’allungo, non lo scatto iniziale. I veri professionisti di questo sport hanno gi, attraverso le proprie carriere, svelato il trucco per non cadere gi (o, al limite, rialzarsi sempre): abituarsi all’idea che ogni traguardo superato l’inizio di una nuova gara. Buona fortuna, Nicol!

 Roberto Fazio 

© riproduzione riservata


Link ufficiale: gazzetta.it