Giroud, il bomber comune che ha reso straordinario il Chelsea di Sarri – La Gazzetta dello Sport


Capocannoniere dell’Europa League e devastante in finale, eppure ci ha messo anni a convincere allenatori e critici di avere le giuste qualità ad alto livello

A vederlo così, col suo metro e 92 cm, i suoi quasi 90 kg, il suo andamento dinoccolato, potrebbe adattarglisi il titolo del celebre romanzo di Robert Musil, “L’uomo senza qualità”. Già il centravanti senza qualità, o meglio un bomber comune. Ma il successo di Olivier Giroud, goleador del Chelsea e dell’ultima Europa League, con 11 gol in 14 match, è quello di un ragazzo, di ormai 32 anni, che le sue qualità le ha, le sa tirare fuori quando serve, non se ne vanta, ma soprattutto ha e ha avuto la testa giusta per crescere passo dopo passo. In un’intervista di ormai 7 anni fa a ExtraTime, l’inserto della Gazzetta, rivelò di aver preso il diploma universitario perché “fa bene parlare d’altro e incontrare persone, e poi gli studi mi hanno aiutato a livello mentale e umano”.

percorso

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Già, Olivier non ha mai fatto parte delle selezioni giovanili francesi, come invece il fratello Romain; nato a Chambéry, Savoia, è partito a 13 anni da Grenoble, è stato a Istres e Tours fra terza e seconda serie, è approdato a Montpellier solo a 24 anni, dove ha vinto una Ligue 1 nel 2012, davanti al Psg di Ancelotti, da capocannoniere con 21 gol e poi è andato nella sua amata Premier, all’Arsenal. Che ieri ha punito, in finale di Europa League, col Chelsea che l’aveva comprato nel gennaio 2018 per 21 milioni di euro. Undici gol e 5 assist, queste le statistiche di E.L. in 14 match per Giroud, un centravanti all’apparenza normale, vecchio stampo. Ma tanto di sostanza e a volte di classe. Come quel colpo dello Scorpione in maglia Gunner contro il Crystal Palace, un gol di tacco meraviglioso in rovesciata, il 2 gennaio 2017, che gli valse il Premio Puskas, al più bel centro del 2017.

Tuttofare

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Giroud uomo di lotta e di governo, si direbbe, buono a fare la boa, a spizzare, a triangolare (con Hazard ieri sera per esempio) ma anche a concludere. All’Arsenal è arrivato a 22 gol nel 2013-14, due anni dopo a 24 in stagione. Ha vinto 3 FA Cup e 3 Supercoppe inglesi. Ha iniziato a frequentare più spesso la nazionale di Parigi, “scoperta” solo a fine 2011, a 25 anni, con Laurent Blanc c.t.; è arrivato alla finale di Euro 2016 e l’estate scorsa ha vinto il Mondiale da titolare, superando la concorrenza dei vari Fekir, Ben Yedder, Lacazette e Martial, e costringendo Deschamps a spostare sulle fasce i divi Mbappé e Griezmann. Con 35 gol coi Bleus è diventato il 3° marcatore di sempre in nazionale dietro a Henry (51) e Platini (41), superando mostri sacri come Trezeguet e Zidane, Papin e Just Fontaine. Con Sarri, che gli preferisce Higuain, ha dovuto spingere per trovare spazio, poco in Premier, solo 7 gare da titolare; invece fisso in Europa, dove ha trionfato. Dimostrando ancora una volta di valere.

Bravo

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Blanc lo definiva un “atipico”, “perché posso giocare facendo valere il fisico, ma anche sfruttando il gioco tecnico, e spalle alla porta – ci disse nel 2012 -. Per questo copio un po’ Drogba”. Come aveva fatto con Ibra, Sheva e van Basten. Non a caso, ha sempre detto di tifare Milan da piccolo, lo cercarono allora Juve e Napoli, lui quagliò alla fine in Premier. Quando fu chiamato per i Bleus ammise: “È una ricompensa. Se non ci sono andato prima si vede che non ero maturo. Ma penso di aver imparato dai miei errori e di aver lavorato sodo per arrivarci. Quindi ne sono fiero”. Complimenti Olivier, uomo e bomber non certo comune.


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