gli studenti protestano contro il governo


Non possiamo più accettare che questo governo si riempia la bocca di parole come ‘cambiamento’, per poi offrire solo regresso“, e quindi gli studenti di tutta Italia, dalle scuole superiori alle università, oggi si sono incontrati in oltre cinquanta piazze per ribadire il loro “no” al rischio che la manovra preveda tagli all’istruzione.

Cortei, flash mob, manichini, muri di cartone e finte telecamere, tutto per alzare la voce contro il risparmio sulla scuola, ma non solo. I temi sono anche la disuguaglianza, l’antirazzismo, la crisi del lavoro, la mancanza di controlli edilizi nelle strutture scolastiche. “Sull’Università non c’è alcuna proposta reale per incrementare il finanziamento del sistema o per superare il numero chiuso, ma solamente annunci e slogan che dimostrano una mancanza di visione. Questo Governo trascura l’istruzione ma non dimentica mai di demonizzare gli ultimi e di calpestare diritti acquisiti in anni di lotte”, ha detto Enrico Gulluni, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari.

Telecamere nelle scuole e leva militare sono provvedimenti dannosi e inutili, soprattutto se non ci si interroga su come risollevare un sistema scolastico che negli ultimi dieci anni ha subito tagli per più di 8 miliardi. Diciamo no al taglio di 100 milioni annunciato qualche giorno fa, se il governo non ha paura di cambiare, lo dimostri investendo in istruzione“, sono invece le parole di Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi.

Cos’è successo nelle città italiane

Uno dei gesti più significativi è stata la creazione di manichini rappresentanti Luigi Di Maio e Matteo Salvini a Torino, rappresentazioni dei due vicepresidenti del Consiglio a cui è stato poi dato fuoco. E sempre a Torino, sui lampioni di piazza Castello sono state attaccate alcune foto dei leader di Lega e Movimento 5 Stelle col volto sporco di vernice rossa. Il corteo, che ha attraversato la città era “contro razzismo, finto governo del cambiamento e disuguaglianze” e proprio per questo hanno bruciato anche una telecamera di cartone posta sopra dei mattoni, che rappresentano il rischio portato alla poca attenzione delle strutture, mentre le telecamere sono “quelle che vogliono mettere in ogni scuola per controllarci“.

A Roma invece i cortei hanno manifestato per tutta la città, da piazzale Ostiense fino al ministero dell’Istruzione in viale Trastevere, con lo slogan “Chi ha paura di cambiare? Noi no!“. Proprio nella capitale è partito un flash mob in stile “La casa di carta“, serie di Netflix, con i ragazzi che indossavano delle maschere di Dalì. In via Marsala è stato alzato un muro di cartone – subito dopo distrutto – su cui sono state poste le foto di Di Maio e Salvini. Un muro che rappresenta un simbolo, come spiega uno degli studenti: “Abbiamo distrutto il muro della paura,  del razzismo che è stato costruito da questo governo“.

Jacopo, liceale di Roma, uno degli organizzatori ha spiegato: “Col governo Salvini la scuola è diventata al pari di un riformatorio, non più luogo di formazione e cultura, siamo qui per opporci. Questo Governo viene chiamato del cambiamento, ma di cambiamento ha ben poco. Si parla delle scuole solo per le scuole sicure. Oltre ai fondi per la sicurezza nelle scuole, sono stati capaci di portare solo i vigili davanti agli istituti. Gli stessi fondi possono essere stanziati per la ristrutturazione delle scuole. Siamo poi in piazza per una lotta antirazzista. Crediamo che una persona che scappa dalla guerra non debba essere trattato come un terrorista, ma come un fratello. Per questo siamo qui per manifestare e per far sentire la nostra voce”.

E poi ancora gli studenti si sono trovati a Napoli, questa volta accompagnati da migranti per una manifestazione unica che ha ribadito che “quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere“. Sì, quindi, in piazza per il diritto allo studio, ma anche per esprimere la solidarietà per il sindaco di Riace Mimmo Lucano. A Bari invece è stato sottolineata la mancanza di dialogo tra i vertici e gli studenti, l’unico modo utile, secondo loro, per capire davvero i disagi che ci sono nell’istruzione: “In Italia il diritto allo studio non è garantito, nella manovra manca un cambiamento reale per i giovani. Tutti parlano di noi ma nessuno parla con noi studenti, dalla regione Puglia nessuna risposta strutturale“, ha detto uno degli organizzatori. Questo pensiero lo ha espresso anche Giacomo Cossu, coordinatore nazionale di Rete della conoscenza: “Bussetti rifiuta di incontrare le rappresentanze studentesche. Questo non è cambiamento: il maggior deficit previsto viene utilizzato per condoni agli evasori fiscali e per tagliare le tasse ai più ricchi, mentre per noi giovani mancano le risorse“.

Anche a Palermo gli studenti si sono ritrovati, e qui le rivendicazioni hanno trattato principalmente di scuole gratuite per tutti, di libri a costo zero, dell’abolizione delle ore investite nel progetto di alternanza scuola-lavoro e di un intervento immediato sull’edilizia scolastica.

La risposta di Salvini e Di Maio

Matteo Salvini, alla notizia dei manichini bruciati a Torino, ha subito commentato il gesto sul suo profilo Facebook:

E poi saremmo io e la Lega a “seminare odio”…
Questi “democratici” studenti, coccolati dai centro a-sociali e da qualche professore, avrebbero bisogno di molte ore di educazione civica a scuola e magari di più attenzione da parte dei genitori.
Forse capirebbero che BRUCIARE in piazza il manichino di Salvini, e di chiunque altro, o appenderne ai lampioni le immagini è una cosa schifosa.
Per ora sono stati identificati e denunciati. Ma, si sa, per loro è sempre #colpadiSalvini

Anche Luigi Di Maio si è espresso durante una diretta Facebook:

Agli studenti voglio dire vediamoci, venite qui, le porte dei miei ministeri sono sempre aperte. Le manifestazioni si devono sempre fare, andate avanti, so benissimo qual e’ il valore della pressione sociale e politica pacifica che può fare una manifestazione. Costruiamo insieme una nuova scuola. Prima di tutto dobbiamo avere soldi e risorse per ristrutturare le scuole e dare un compenso nella media europea a tutti gli insegnanti. Non e’ vero che tagliamo scuola e università, come gira da qualche giorno sui giornali, io non voglio che ci dividano i giornali, vediamoci!


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