gol di Sturaro e Pandev, capolista battuta


Juve sconfitta al Ferraris. Afp

Juve sconfitta al Ferraris. Afp

La Juve, ancora ebbra dell’impresa di Champions, si è svegliata di colpo: un Genoa gagliardo ha rotto l’incantesimo. Anche se l’inciampo di Marassi non fa male guardando alla classifica (15 potenziali punti di vantaggio sul Napoli sono una voragine), va a farsi benedire il sogno di un campionato senza sconfitte. Se la Signora sperava di far filotto, non aveva considerato certi incroci del destino, imbeccati dall’intuito di Cesare Prandelli. Il tecnico rossoblù vive il primo trionfo genoano con due cambi, ma più che il 2-0 di Pandev è il primo gol spacca-partita a far storia: Stefano Sturaro, dopo 10 mesi senza campo e tre anni di Juventus, castiga la sua ex Signora proprio nel giorno in cui inizia ufficialmente la sua avventura-bis in Liguria. Sul suo destro non è preciso Perin, altro ex che ha fatto il percorso all’inverso: bizzarrie di questo gioco. L’ultimo gol Sturaro l’aveva segnato in Champions, in una rimonta folle contro il Bayern di Guardiola nel febbraio 2016: tre anni dopo il mediano tutta tigna ha conservato l’incredibile abitudine di sorprendere gli avversari più blasonati. In realtà, il calo bianconero ha un che di fisiologico dopo l’enorme sforzo di martedì: “sciogliersi” era naturale. E per fortuna di Allegri, la sua Juve non incontrerà più il Genoa che aveva fatto pari all’andata.

PRIMO TEMPO
Svanita la magia, messa in soffitta la notte dei sogni europei, la Juve si ritrova comunque uno scenario da battaglia: il Genoa si mette di impegno per battagliare, neanche fosse l’Atletico ultra-muscolare del Cholo, e stavolta non c’è Cristiano a mettere l’universo in equilibrio (l’assenza del portoghese è dispiaciuta pure ai genovesi…). Allegri ripesca Caceres per srotolare la vecchia cara difesa a 3 con Bonucci e Rugani, ma la mediana fatica spesso a leggere la posizione cangiante di Sanabria: Prandelli ha pensato a un tridente con l’elettrico Kouamé a pungere e Lazovic a sinistra, ma è il paraguaiano a scivolare spesso sulla trequarti e a creare superiorità: una volta va pure al tiro e costringe Perin, alla sua specialità, il miracolo di istinto.


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MATTIA E IL CUTI
Proprio Perin, di nuovo titolare, è uno dei protagonisti di giornata, almeno fino all’errore dell’1-0: qui è arrivato bambino, qui ha spostato le montagne resistendo a due gravissimi infortuni, qui si è meritato la Nazionale e la Juve. E qui, nel suo vecchio teatro, è tornato con la solita aria sbarazzina, accolto da applausi e da uno striscione. I suoi nuovi compagni, però, nel primo tempo faticano a trovare la via: Cancelo si fa vedere soprattutto per un mani sospetto in area che porta Di Bello a fischiare rigore e poi a toglierlo con revisione del Var. Mandzukic e Dybala non partivano insieme come coppia dal 3 marzo 2018, ma non li aiuta la manovra del primo tempo, a parte qualche giocata che sgorga da Pjanic. In mezzo alle due punte juventine, poi, chiude i buchi il Cuti Romero, in una partita che gli avrà fatto di certo battere il cuore: contro i bianconeri all’andata ha esordito stregando Paratici, ai bianconeri dovrebbe andare già alla fine di questa stagione.

LE INTUIZIONI
Il gol di Dybala all’11’ della ripresa, annullato per fuorigioco di Emre Can, è il secondo intervento del Var di giornata. Ma pure la spia che qualcosa potrebbe cambiare negli equilibri del match: sfruttando anche un leggero abbassamento delle frequenze rossoblù, nel secondo tempo la Juve pare farsi più manovriera, avvolgente. L’ingresso di Bernardeschi, uno degli eroi di Champions, aiuta Max ad abbozzare il tridente passando alla difesa a 4, ma è solo un barlume di vitalità bianconera prima del tracollo. Merito di Prandelli che punta sull’usato sicuro Goran Pandev, e su una mossa ad alto tasso simbolico che sorprende Marassi in tutti i sensi: riecco Sturaro, rossoblù come i vecchi tempi, che si toglie un sassolino grande così contro la squadra che l’ha appena rispedito in Liguria dopo tre anni. A quel punto Kean e Spinazzola sono le ultime mosse di Allegri in un disperato 4-2-4, ma non c’è la stessa congiunzione astrale di martedì. Ed è Pandev, altra intuizione di Prandelli, a completare un contropiede e a sigillare il 2-0 finale. Alla fine Marassi balla dalla felicità: la Juve non farà filotto in campionato, ma non ha motivo per disperarsi davvero.

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