gol di Veretout (su rigore) e Pavoletti


Federico Chiesa in azione. Lapresse

Federico Chiesa in azione. Lapresse

La striscia vincente casalinga della Fiorentina si ferma a quattro. Il record di Cesare Prandelli che ne vinse sei resiste, solido. E’ il Cagliari di Rolando Maran che ferma la corsa della squadra di Pioli. Nel giorno in cui si ricorda ancora Astori che a queste due squadre ha dato di tutto e di più. A suoi familiari sono in tribuna. E al minuto 13 tutti applaudono e gridano il nome di Davide. La Viola è la solita, senza Benassi, ma con la spinta di oltre trentamila tifosi che sognano. Il Cagliari è falcidiato dalle assenze alle quali si aggiunge, temporaneamente quella del bomber Leonardo Pavoletti che nella serata di sabato è diventato papà e ha raggiunto la squadra in fretta e furia in mattinata. Ma è proprio lui, quando entra, a suggellare un weekend indimenticabile con un gol di piede, d’anticipo, non proprio la sua specialità (lui è un formidabile colpitore di testa) a pareggiare la rete di Veretout su rigore. Così la Fiorentina rallenta, mentre il Cagliari ritrova punti in trasferta dove finora aveva perso tre volte per 2-0 e vinto solo a Bergamo.

primo tempo
Pioli parte col suo 4-3-3 ma Pjaca non punge. Maran conferma il 4-3-1-2 con Castro alle spalle di Cerri e Joao Pedro che proprio qui giocò gli unici 20 minuti di gloria il 13 maggio durante la sospensione per doping. E’ il vento che spadroneggia, ma tutta la Fiorentina è in difficoltà col solo Veretout a contrastare il centrocampo del Cagliari che nel fraseggio è molto più abile. Prima che si invochi il nome di Astori, Chiesa mette un pallone invitante al centro da destra senza che Simeone riesca ad intervenire. Ma è il Cagliari al 22′ che ha la palla del vantaggio con Cerri che chiude un bel triangolo con Joao Pedro ma non imprime la potenza che dovrebbe al tiro e Lafont riesce a intervenire. Il Cagliari va che è una bellezza, con Bradaric che dirige la mediana in cui Barella, che non sembra minimamente affaticato dalla doppia esibizione in Nazionale, mostra grande qualità e Castro corre e spazia dappertutto. Manca un risolutore perché Cerri ha peso e stazza, ma gli manca l’acuto. Ma in finale di tempo è la Fiorentina che va vicinissima al gol, col solito Chiesa che sfiora il palo. Finisce qui, una partita che spesso si accende negli animi con Giacomelli che non estrae un cartellino.


secondo tempo
Dagli spogliatoi esce un’altra Fiorentina che gioca in favore di vento e sfrutta il fattore a differenza di quanto ha fatto il Cagliari nella prima parte: Pisacane è costretto a salvare due volte, si vede anche Biraghi che pesca Chiesa in area che di testa manda fuori, ma un minuto dopo è il suo amico Barella che lo aggancia in area e manda la Viola sul dischetto. Giacomelli aveva fischiato rimessa dal fondo ma Aureliano e Schenone lo invitano a vedere la Var e il fischietto di Trieste assegna il rigore (ammonendo Barella) che Veretout trasforma (il suo secondo rigore, l’altro all’Atalanta). Maran, in svantaggio, non può far altro che giocarsi la carta Pavoletti (al posto dell’inconsistente Cerri) e il livornese, fresco papà, dopo 7′ al 24′ si regala un’altra gioia e la regala al Cagliari girando abilmente in rete, e di piede, un cross di Faragò imbeccato da Joao Pedro sulla corsia di destra. Si gioca alla pari, anche il vento è calato. Anche Pioli muove gli uomini dalla panchina: fuori Pjaca che proprio non riesce ad ingranare e dentro Mirallas, fuori Gerson, che ha agito quasi da attaccante, e dentro Eysseric. Ma è sempre Chiesa con i suoi guizzi a creare scompiglio: al 33′ costringe Cragno in angolo. La Fiorentina tenta l’ultimo assalto: Pisacane salva un altro gol fatto su Simeone. Ma sul capovolgimento è Lafont che si supera spedendo in angolo di piede il gran tiro di Joao Pedro. E’ la serata dei portieri perché al 43′ è Cragno che compie un miracolo su Chiesa che colpisce al volo, lui, il portiere di Fiesole e ora azzurro, salva in corner. E’ l’ultimo sussulto da parte dei giocatori in campo. Il resto lo fa Giacomelli che concede 10 minuti e 22 secondi di recupero.

Dal nostro inviato  Francesco Velluzzi  

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