Gregorio De Falco rischia l’espulsione dal MoVimento 5 Stelle?


Non è semplice prevedere come finirà la vicenda che vede protagonista il senatore del MoVimento 5 Stelle Gregorio De Falco. L’ex capo sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno ha contribuito a mandare sotto la maggioranza su un emendamento all’articolo 25 del decreto “emergenze”, che contiene le specifiche per l’applicazione del condono a Ischia: in particolare, la modifica approvata implica l’impossibilità di applicare alle istanze presentate la legge numero 47 del 1985, approvata dal governo Craxi. De Falco ha votato assieme alla minoranza, coerentemente con un emendamento da lui stesso presentato, volto cioè a rendere non applicabili per Ischia le norme di un condono approvato più di trent’anni fa, quando ancora non era stata discussa e approvata la quasi totalità delle norme in tema di tutela del paesaggio e contrasto del rischio sismico.

Proprio per questo, De Falco ha spiegato di considerare il suo voto coerente con i principi del Movimento 5 Stelle, rispedendo al mittente le critiche di molti suoi colleghi di partito. Più o meno sulla stessa linea anche le senatrici Nugnes (che non ha partecipato al voto, dopo aver chiesto di trasformare l’emendamento in ordine del giorno) e Fattori (che non è in Commissione Lavori Pubblici). Il punto è che De Falco (assieme ai parlamentari Mantero, Nugnes, Fattori e Virginia La Mura) è già sotto la lente di osservazione dei probiviri, dopo la mancata partecipazione al voto di fiducia sul decreto immigrazione e sicurezza.

Cosa succede adesso?

Dal punto di vista dell’approvazione del decreto, cambia poco o nulla. Se l’articolo 25 fosse approvato così come deliberato dalla Commissione, alle istanze di condono presentate a Ischia si applicherebbe comunque la norma del 1985 ma “tenuto conto dei vincoli paesaggistici”, che ovviamente comprendono anche luoghi “di inedificabilità”. Una ipotesi che trova fortemente contrario il governo. Dunque, la maggioranza cercherà di trovare il tempo e il modo per correggere il testo in Aula e, salvo sorprese clamorose in fase di discussione parlamentare, è probabile che il decreto emergenze sia approvato dal Senato in ultima lettura, senza che sia necessario un nuovo passaggio alla Camera dei deputati (che potrebbe dilatare i tempi).

Politicamente, però, il segnale inviato da De Falco è decisamente significativo. Non tanto per la profondità del dissenso (che sembra circoscritto a pochi parlamentari), quanto perché riporta l’attenzione mediatica sulle dinamiche interne al Movimento 5 Stelle. In questo senso, sono in molti ad aver storto il naso davanti alle dichiarazioni di Luigi Di Maio, che ha collegato il dissenso di De Falco e Nugnes al fatto che questo sia un “periodo di restituzione di tagli di stipendio”, insinuando che vi siano motivazioni economiche dietro le scelte dei dissidenti. Così come sono diventate un caso le dichiarazioni di Buffagni (“De Falco aveva detto ‘torna a bordo!’. Io gli dico: se non ti trovi, torna a casa”), che hanno consentito all’opposizione di sottolineare come il M5s abbia una strana concessione dell’autonomia dei parlamentari e del processo democratico. Che piaccia o meno a Di Maio e ai vertici del Movimento 5 Stelle, infatti, l’articolo 67 della Costituzione è un punto fermo del funzionamento della nostra democrazia, proprio perché garanzia di libertà e di rispetto del mandato elettorale, che è quello di rappresentare tutta la nazione, non un solo partito politico e i suoi elettori.

De Falco sarà espulso?

Come detto, il senatore eletto in Toscana è già oggetto di un procedimento disciplinare da parte dei probiviri. Le regole interne al Movimento 5 Stelle prevedono che il collegio dei probiviri (composto da Nunzia Catalfo, Jacopo Berti e Riccardo Fraccaro) possa applicare tre tipologie di sanzione disciplinare: richiamo, sospensione ed espulsione. Le tempistiche dell’istruttoria sono piuttosto lunghe:

Solo nell’ipotesi di avvio del procedimento disciplinare, il Collegio dei Probiviri deve comunicare al soggetto passivo della denuncia, mediante comunicazione e-mail agli indirizzi risultanti dall’anagrafica dell’Associazione, l’avvio del procedimento disciplinare con l’indicazione dei fatti che giustificano l’avvio del medesimo. Il soggetto sottoposto a procedimento disciplinare ha facoltà di far pervenire memorie scritte ed eventuale documentazione a sostegno delle proprie ragioni entro il termine perentorio di 10 (dieci) giorni naturali consecutivi dalla data di invio della delibera di avvio del procedimento disciplinare. Entro il termine ordinatorio di 90 (novanta) giorni dalla data di ricezione della predetta memoria il Collegio dei Probiviri può quindi procedere con la richiesta di ulteriori chiarimenti ovvero con l’archiviazione del procedimento disciplinare ovvero con l’irrogazione delle sanzioni; nel caso di richiesta di chiarimenti, il termine di 90 (novanta) giorni per la decisione del Collegio dei Probi Viri decorrerà dalla scadenza del termine concesso dal medesimo all’iscritto per fornire i chiarimenti richiesti.

Ma non è tutto, perché nel caso di decisione giudicata “ingiusta”, si può far ricorso al Collegio di Garanzia (composto da Vito Crimi, Giovanni Cancelleri e Roberta Lombardi), che poi comunicherà la propria decisione al Garante del Movimento, che è Beppe Grillo. Il Garante potrà a quel punto indire una consultazione in Rete per sottoporre agli iscritti la proposta di annullamento o riforma della decisione.

Insomma, tempi lunghi e procedimenti complessi, che rischiano di portare la questione a livelli più alti e investire diverse anime del Movimento 5 Stelle. Il braccio di ferro, dunque, è tutto politico: da una parte i “falchi”, che pressano i dissidenti affinché abbandonino dal M5s, dall’altra i “dissidenti” che non hanno intenzione di modificare il loro comportamento e “adeguarsi” ai diktat dall’alto. Anche perché appare piuttosto complicato, per ragioni di legittimità giuridica piuttosto evidenti, che possa essere applicata la penale di 100mila euro prevista in questi casi (“il senatore che abbandona il Gruppo Parlamentare a causa di espulsione, ovvero abbandono volontario, ovvero dimissioni determinate da dissenso politico sarà obbligato a pagare, a titolo di penale, al “MoVimento 5 Stelle” entro dieci giorni dalla data di accadimento di uno dei fatti sopra indicati, la somma di euro 100.000,00”).

De Falco e sodali potrebbero aver violato lo Statuto (articolo 11, comma m- Costituiscono gravi violazioni suscettibili di determinare l’espulsione dal Gruppo Parlamentare: mancato rispetto delle decisioni assunte dall’assemblea degli iscritti con le votazioni in rete, nonché le decisioni assunte dagli altri organi del MoVimento 5 Stelle; – mancata cooperazione e coordinamento con gli altri iscritti, esponenti e portavoce, anche in diverse assemblee elettive, per la realizzazione delle iniziative e dei programmi del MoVimento 5 Stelle, nonché per il perseguimento dell’azione politica del MoVimento 5 Stelle), ma non è chiarissimo quale sarà il metro di valutazione dei probiviri prima e del collegio di garanzia poi. Fraccaro, uno dei probiviri, è stato piuttosto netto: “Se qualcuno nel Movimento non si trova più bene, fa un passo indietro, va a casa e dà il posto a qualcun altro”. Ma la sensazione è che l’espulsione sia solo l’extrema ratio e che i 5 Stelle eviteranno di prendere decisioni drastiche, che aprirebbero una ben più ampia (e legittima) discussione sul funzionamento del Movimento e sulla democrazia interna.


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