I controlli erano più formali che sostanziali


I controlli dei tecnici della Spea – società del gruppo Atlantia-Autostrade – su Ponte Morandi di Genova erano “più formali che sostanziali”. E’ questo il senso di quanto dichiarato dagli ingegneri specializzata nella prevenzione dei rischi e nei monitoraggi, stando a quanto riporta Il Secolo XIX dando conto degli ultimi sviluppi dell’inchiesta sulla tragedia costata la vita, poco più di un mese fa, a 43 persone. A rivelarsi fondamentali per gli inquirenti che indagano sul crollo del Ponte Morandi sono state le audizioni degli ultimi due giorni. Gli uomini della Guardia di Finanza, guidati dai colonnelli Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco, stanno tentando di capire come avvenisse lo screening delle infrastrutture e in particolare cosa sia stato fatto per approfondire lo stato di salute del viadotto del Polcevera crollato il 14 agosto.

La Procura: “Negli stralli meno cavi di quanto previsto nel progetto”

Nei giorni scorsi era già emerso, grazie a una perizia dei consulenti della Procura di Genova Piergiorgio Malerba e Renato Buratti, come vi fosse una possibile e rilevante differenza tra i materiali previsti nel progetto iniziale della costruzione del ponte e quelli effettivamente impiegati in fase realizzativa. In particolare, secondo quanto riferito dal Secolo XIX, sarebbero stati usati negli stralli del ponte meno cavi del previsto e vi sarebbe “un’assenza talmente diffusa di guaine protettive di quegli stessi cavi, in determinati punti, tale da far presumere un deterioramento completo”. L’ipotesi dei consulenti della Procura di Genova, dunque, sarebbe quella di una differenza sostanziale tra il progetto originario e quello effettivamente realizzato: tale tesi andrà attentamente verificata dall’analisi meticolosa dei detriti, custoditi in un capannone poco distante dal luogo del crollo e costantemente presidiati dalle forze dell’ordine.


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