i drammi e le gare da vincere


Il c.t. della Nazionale Roberto Mancini. Kulta

Il c.t. della Nazionale Roberto Mancini. Kulta

“E se anche dovessimo perdere, arrivare ultimi nel gruppo, e retrocedere, non sarebbe un dramma. Non cambierebbero i nostri programmi”. Su una cosa Mancini ha ragione: i drammi sono altri, e dopo aver giocato a Genova solo pochi giorni fa, chi pu dargli torto quando ripete: ” solo una partita di calcio…”?. Tutto vero, tanto per citare il titolo legato ai trionfi mondiali che oggi sembra lontano anni luce. Per non ci si pu neanche abituare alla mediocrit dei risultati. Certo, qui non ci si sta giocando una qualificazione al Mondiale e neanche una all’Europeo, obiettivo dichiarato del Mancio (certo, se diventa un successo anche solo qualificarci, allora siamo davvero messi malissimo…).

niente brutte figure
Che la Nazionale fosse da rimettere in piedi lo si sapeva: non si pu pretendere che in 5-6 partite cambi tutto e l’Italia sciorini all’improvviso calcio-champagne, ma di ricominciare a vincere, magari soffrendo, quello s. Perch le nazionali importanti, e noi per storia lo siamo, non possono accettare di fare brutte figure, finire ultime nei gironi, retrocedere anche se parliamo solo di Nations League. Nell’ultima amichevole con l’Ucraina con una formazione sperimentale, senza un vero centravanti, l’Italia ha mostrato progressi per 60 minuti, ma poi ha subito il pareggio e si spenta. Se consideriamo il gruppo a disposizione di Mancini cos privo di soluzioni e talento da accontentarci del poco visto finora, allora non andava messo in croce neanche Ventura per la mancata qualificazione a Russia 2018. Se invece in un modo o nell’altro si riteneva che al Mondiale la Nazionale dovesse arrivarci, allora in un modo o nell’altro si deve pensare che questa Italia debba fare molto meglio di quanto non abbia mostrato fino ad oggi. A partire dalla sfida di stasera contro la Polonia, che in squadra ha anche qualche giocatore importante, ma che uscita dal Mondiale ultima nel girone dietro Colombia, Giappone e Senegal.


Vincere abitua a vincere
L’Italia ha dimenticato come si fa e ha il dovere di pretendere di pi da se stessa. Mancini stato accolto con l’entusiasmo e la soddisfazione che il suo profilo professionale e la sua storia sportiva meritano. Per fino ad oggi la grande svolta auspicata non si vista. Magari basta poco, uno scatto, una vittoria, un lampo per voltare pagina, ma nel frattempo abbiamo collezionato in amichevole un successo di misura contro l’Arabia Saudita, la scoppola con la Francia e il pareggio con l’Olanda. Quindi la sconfitta contro il Portogallo senza CR7 e il pari sofferto con la Polonia in Nations League, poi l’ultimo pareggio in amichevole con l’Ucraina. Un bottino magro, un gioco spesso assente, alcune convocazioni e non convocazioni discutibili, ma quelle ci saranno sempre, con tutti i c.t..

Che non fosse tutta colpa di Ventura lo avevamo capito anche prima dell’arrivo di Mancini, perch non mai colpa di uno solo. Per dopo l’addio del tecnico, ormai divenuto bersaglio mobile, e dell’inviso presidente Tavecchio, si pensava che il nuovo corso targato Mancini desse segni di rinascita. Li aspettiamo, senza imbastire processi, restando fiduciosi, ma senza neanche volerci abituare all’idea di giocare male, di dover perdere o addirittura retrocedere tra le nazionali di seconda fascia. Non siamo fenomeni, ma Donnarumma, Florenzi, Bonucci, Chiellini, Romagnoli, Barella, Jorginho, Verratti, Cristante, Pellegrini, Bernardeschi, Insigne, Chiesa e un centravanti tra Belotti, Immobile, Balotelli o Zaza, tanto per fare un po’ di nomi, non sono poi un materiale cosi scarso. Niente drammi, “sono solo partite”, ma ricominciamo a vincerle.

 Andrea Di Caro 

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