I pazienti non erano vaccinati


Cinque casi di morbillo in pochi giorni, mentre in tutta Italia monta la discussione sui vaccini. È successo a Trieste, anche se secondo gli esperti non si può ancora parlare di epidemia nonostante il numero crescente di contagi. “La definizione corretta è quella di focolaio di questa patologia”, ha precisato il direttore del dipartimento di infettivologia dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste (Asuits), Roberto Luzzati. Tra i pazienti che hanno contratto la malattia, a partire dallo scorso venerdì 12 ottobre, ci sono una donna di 58 anni con una forma grave della patologia, due operatori sanitari, che non avevano effettuato la profilassi e che frequentavano la degenza dell’Ospedale Maggiore, e altre due persone, immunodepresse, su cui inizialmente non era stata diagnosticata la malattia. Nessuno di questi sarebbe in pericolo di vita, ma è probabile, come riporta il quotidiano “Il Friuli”, che il contagio sia avvenuto proprio all’interno del nosocomio.

L’importante, fanno sapere dagli organi competenti, è di non creare il panico per una situazione che è sotto controllo. “Il morbillo – ha sottolineato il direttore sanitario del’Asuits Aldo Mariotto – è una malattia frequente e in Italia ci sono stati 2.248 casi dal primo gennaio al 31 agosto. Abbiamo attivato subito il protocollo di controllo che sta coinvolgendo 200-250 soggetti tra dipendenti, fornitori e famigliari”. Alla base di questi nuovi casi, ci sarebbe un tasso di vaccinazione troppo basso. Come ha spiegato Riccardo Tominz, direttore del dipartimento di Igiene e Sanità pubblica, “solamente la fascia 1-17 anni è risalita al 90%. A livello locale è all’87% e siamo al di sotto della soglia dell’immunità di gregge che è del 95%”. Nel periodo dal 1 gennaio al 15 ottobre 2018 sono stati segnalati soltanto nella regione Friuli Venezia Giulia 16 casi di morbillo confermati. L’età media dei casi è stata pari a 25 anni e tutti soggetti non risultano vaccinati.


Link ufficiale: https://www.fanpage.it/feed/