“Icardi? Lo volevo picchiare. Senza calcio ora sorrido”


La sua partita si spostata dalle aree di rigore a un palco due metri per quattro. L’intervallo rimane di 15’ e le tre sostituzioni sono quelle per il bicchiere di whisky che distilla durante il concerto con i ragazzi del Barrio Viejo. Pablo Daniel Osvaldo in fondo sempre stato rock, ci ha solo messo un po’ a capirlo. Ha scelto la musica e l’attaccante tutta rabbia (“Puoi togliere il ragazzo dal ghetto, ma non il ghetto dal ragazzo”) si trasformato in un frontman timido e sorridente. “In campo era tutto pi facile, qui siete solo un centinaio ma vicini, vedo i vostri occhi. Mi fate paura” fa al microfono tra una canzone e l’altra della tappa di Udine, una delle tante sold out nella prima tourne lontano dall’Argentina. Il pub Black Stuff piccolo e pieno (“Questa la dimensione che vogliamo, se no saremmo andati a fare quelle pagliacciate in discoteca, ma l non mi vedrete mai…”), c’ anche Felipe, il difensore della Spal che in Friuli ha lasciato un pezzo di cuore. Osvaldo non fa il sound check e arriva per ultimo. Jeans bordeaux, maglietta nera, giacchetta da dannato che dura appena due canzoni, bandana sul polso destro, orecchini, collane, anelli e tatuaggi a profusione, cappello a tesa larga e occhiali scuri (“Contro la timidezza. Non mi sento ancora sicuro, non una cosa naturale come il calcio”) e si parte. Pubblico in larga maggioranza maschile, sorpresa, energia positiva e alla fine tutti contenti. Anche perch tra una sigaretta e l’altra (una gli ha creato dei bei casini al Boca) il nostro si ferma per una foto e due battute con chiunque glielo chieda.

Pablo Osvaldo in versione rocker.

Pablo Osvaldo in versione rocker.

Osvaldo, come nasce la passione per la musica?

“Mi sempre piaciuta, mio padre Raul suonava ma l’ho saputo quando ero gi ragazzo. Se me lo diceva prima mi sarei dedicato fin da piccolo alla chitarra e non al pallone. Mi ha risposto che dal calcio ho anche ricevuto cose belle. Quando giocavo all’Espanyol ho conosciuto i tre ragazzi della band che al tempo suonavano blues acustico. Abbiamo formato un gruppo e ora ci siamo lanciati in questa avventura”.

Prime sensazioni?


“All’inizio me la facevo sotto. Ma questa vita da zingaro mi piace da morire, tra trasferimenti in pulmino e orari un po’ sballati. E spero che la gente venga a vederci per la musica e non perch sono un ex calciatore. Sto imparando, cerco di abituarmi a questo ruolo di frontman e preferirei suonare la chitarra invece che stare in prima linea. Ma Agustin (ci sono anche Taisen al basso e Sergio alla batteria) pi bravo di me e in fondo anche i testi del nostro secondo album li ho scritti io”.

L’interazione con il pubblico importante quanto lo era nel calcio?


“A chi viene a sentirti bisogna dare qualcosa. La grande differenza che se uno viene al tuo concerto e non gli piace come suoni e canti non torna, ma chiusa l. Nel calcio si persa la misura. Conta la squadra e se sbagli un gol ti crocifiggono. Non che perch un calciatore guadagna bene ed un personaggio pubblico gli puoi dire di tutto. Se mi incontri per strada e mi insulti, io ti meno”.


Pablo Osvaldo in versione rocker. Pablo Osvaldo in versione rocker.

Pablo Osvaldo in versione rocker.

Pablo Osvaldo in versione rocker.

Appunto. Peccato che a furia di litigare lei abbia avuto una carriera meno brillante rispetto alle sue potenzialit. Rimpianti?

“Nessuno. Il pallone mi ha dato tanto e ne sono ogoglioso, anche se poi ho capito che quella del calciatore non una vita reale. Ho comunque giocato per tanti top club, con grandi campioni, ho indossato anche la maglia azzurra. E malgrado i 9 gol nelle qualificazioni non sono andato al Mondiale 2010 per ragioni che forse nemmeno Prandelli, allora c.t., vi saprebbe spiegare. E poi si visto che figuraccia abbiamo fatto…”.
La vediamo in forma, gioca ancora a calcio e lo segue?

Ride “Non faccio pi un ca… Gioco di rado con gli amici. In tv guardo ogni tanto solo il Boca”.

Ma rifarebbe anche alcune scenate in campo?


“S, fanno parte di me. E poi chi giudica non certo una persona migliore. Solo che nessuno se lo fila e allora fa il professore. Ma nel privato vorrei vedere se cos irreprensibile”.

Rifarebbe anche quella sceneggiata a Icardi nel famoso match contro la Juve e la successiva lite con Mancini nello spogliatoio?


“Troppo facile dire no adesso. Se non ci fosse stato Guarin a fermarmi probabilmente a Mauro davo un cazzotto in mondovisione. In quel momento ci stava. Poi Mancini fu costretto a chiedere la mia cessione, altrimenti avrebbe perso il controllo del gruppo”.

Ha detto che nel calcio ci sono troppi vincoli ed etichette, che non si sentiva pi libero. Come Cassano, che non sarebbe mai andato alla Juve perch dice che l sono tutti soldatini?


“No, sono due cose diverse. Alla Juve sono stato bene, normale che ti venga richiesto di rispettare certe regole anche per una questione d’immagine del club. Se non lo capisci, il problema sei tu. Quello che mi nausea che il calcio non ha pi un’anima, ormai solo business. Troppa gente che vuole guadagnarci e che se ne frega della passione della gente e dei giocatori stessi. Ci sono i soldi anche dietro la decisione di spostare la finale Libertadores a Madrid. Cos i tifosi hanno dovuto pagare di pi”.

Come ha fatto a resistere cos a lungo in un mondo che disapprova?


“Al calcio sar sempre riconoscente. Ma le cose col tempo sono cambiate. In Argentina poi pressioni e pettegolezzi sono esasperati. A Buenos Aires non avevo nemmeno pi voglia di uscire di casa. Allora a 30 anni ho detto basta, malgrado in Cina fossero pronti a coprirmi d’oro”.

Cristiano Ronaldo da solo fattura come un’azienda. Una macchina anche di professionalit. Lei ha mai avuto la palestra in casa?


Ride come un matto. “Proprio no! E se per questo anche quando giocavo non andavo a casa a rivedermi la partita. Meglio un concerto. Ma non per questo che viene meno la mia stima verso CR7 o per chi vive solo per il calcio. Semplicemente siamo diversi e ognuno fa la sua strada. Da certi campioni per ho imparato tanto, li credi fuori dal mondo e invece sono umili e con tanta umanit. Se mi chiede i momenti pi belli della mia carriera da calciatore infatti non le rispondo il tal gol o la tale vittoria, ma la vita nello spogliatoio”.

Osvaldo con la maglia della Roma.Osvaldo con la maglia della Roma.

Osvaldo con la maglia della Roma.

Osvaldo con la maglia della Roma.

Quali calciatori ha ammirato di pi?

“Vieri un fenomeno. Totti, Buffon, De Rossi e Messi mi hanno insegnato tanto. Anche perch quando a 20 anni ti ritrovi pieno di soldi la testa pu girarti”.

vero che ai tempi della Roma sceglieva lei la musica da diffondere all’Olimpico durante il riscaldamento?


“S, facevo mettere canzoni degli AC/DC, dei Rolling Stones, anche de La 25, una band argentina che amo. Mettevo io la musica anche nello spogliatoio”.

Quali sono gli allenatori cui pi legato?


“Zeman, Pochettino e Conte. Antonio il pi grande, non solo a livello tecnico-tattico. Uno che ti dice le cose in faccia, ma che sa anche ascoltare. Se hai le palle, gli dici che non sei d’accordo con lui, ti manda a quel paese ma poi elabora e nel caso ti d ragione”.
Non assurdo che il pi bravo sia senza panchina?

“Una sua scelta. Aspetta l’occasione giusta. Sarebbe stupendo se diventasse l’allenatore dell’Argentina. Almeno con lui torneremmo a vincere il Mondiale!”.

6 gennaio 2015: la lite in campo, durante Juve-Inter, tra Osvaldo e Icardi con Guarin che fa da paciere.

6 gennaio 2015: la lite in campo, durante Juve-Inter, tra Osvaldo e Icardi con Guarin che fa da paciere.

Lei un sex symbol, ma se fosse stato gay avrebbe fatto coming out in un mondo conservativo come quello del calcio?

“Non lo so, avrei dovuto trovarmi in quella situazione. Divento matto a pensare che nel 2019 viviamo in una societ che fa ancora certe distinzioni. E il calcio messo anche peggio. La reazione dei tifosi potrebbe essere violenta, ma sarebbe ora di trovare il coraggio per fare questa rivoluzione”.

Ha 4 figli da tre donne diverse. Come gestisce dei rapporti cos importanti?


“Un bel casino, soprattutto con le due bambine che non vivono in Argentina bens a Firenze, con una madre che ho amato molto. A fine tourne correr da loro”.

 Luca Taidelli 

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