Il carcere per gli evasori proposto da Di Maio? Non arriverà prima dell’anno prossimo


Sono passati mesi dal varo del contratto di governo siglato da Lega e Movimento 5 Stelle, il documento programmatico che conteneva le linee guida dell’esecutivo giallo-blu e i provvedimenti che sarebbero stati approvati nel corso dell’esperienza di governo. Flat Tax e Pace Fiscale, insieme al reddito e pensioni di cittadinanza, costituivano l’ossatura principale del contratto giallo-blu, insieme ad alcuni ulteriori provvedimenti per la lotta all’evasione fiscale.

I due leader della maggioranza di governo, infatti, nel corso delle trattative hanno più volte dichiarato che tutti i provvedimenti volti ad abbassare la pressione fiscale e a semplificare gli adempimenti connessi sarebbero stati accompagnati da una stretta a livello penale, tradotto: carcere per gli evasori fiscali. Insomma, sì a Flat Tax e condono fiscale, ma la semplificazione avrebbe portato a un inasprimento delle pene esistenti.

Al momento, però, nulla di quanto annunciato in materia penale è all’orizzonte. Interpellato dai giornalisti, il vicepremier Luigi Di Maio ha risposto che gli inasprimenti proposti arriveranno entro l’anno prossimo, non si sa però quando: “Entro il prossimo anno sarà approvata in Parlamento la legge che prevede il carcere per gli evasori. Parola mia”, ha annunciato oggi. “Faremo un emendamento al ddl ‘spazza corrotti’. Una norma penale di questo tenore non poteva essere inserita nel decreto fiscale”, ha aggiunto Di Maio.

In realtà il carcere per diverse fattispecie di evasione è già previsto dalle normative vigenti, anche se nel corso degli ultimi anni sono state elevate delle soglie di non punibilità. Attualmente è prevista una condanna da uno a tre anni di carcere per omessa dichiarazione da almeno 150mila euro, mentre la dichiarazione fraudolenta invece è punibile con la reclusione da un anno e sei mesi a 6 anni, ma solo se riguarda cifre superiori a 1,5 milioni.


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