il dizionario è un’pera d’arte


La moda e la parola, uniti in un progetto il cui ashtag è #laculturasifastrada per farci riflettere sulle nostre capacità di espressione e sull’uso della lingua. La casa editrice Zanichelli conferma il ruolo di educatrice e lo fa scendendo in strada, avvicinandosi al mondo della passerella con lo stilista Antonio Marras uniti in un abbraccio artistico. Per questo il noto stilista è stato invitato a rielaborare, in senso fisico e simbolico, il dizionario Zingarelli per trasmettere in coro con la casa editrice un messaggio chiaro riguardo alla cultura:“La cultura è come l’aria. Credo che il mio lavoro implichi un’aderenza alla realtà e quindi alla cultura che ci circonda. Quel che ho provato a fare nel tempo è far dialogare questa disciplina che è la moda, con altre discipline: arte, danza, poesia, cinema, teatro, letteratura.”

Nell’atelier dello stilista sono esposte le 16 sculture originali dell’artista, nelle quali il volume e la matericità del vocabolario è stata fusa con altri elementi: argilla, fil di ferro, stoffa, gesso, garza, l’artista spiega del processo interiore che lo ha portato a concepire le opere:“L’urgenza di tradurre in segno quel che c’è intorno e dentro di me, nel tempo, si è fatta sempre più pressante. Come se avessi qualcosa che vuol venir fuori e non riesco ad arginare. Cerco di vedere ciò che nelle cose non si vede, ciò che è nascosto. Tendo a captare e fissare tratti, pennellate, immagini su qualsiasi materiale abbia sotto mano. Mi affascina sporcare, imbrattare, rendere impuro, porre a contatto superfici, oggetti diversi.”

Dialogando sempre del confine tra moda, arte e linguaggi più o meno materici, racconta dove cade la scelta dei materiali con cui si esprime:”Un foglio bianco, piccoli spazi di pagine già scritte, quaderni usati, vecchie copertine di libri, carta o cartone, cartoline, brandelli di stoffa, tutto chiede di essere riempito. Da incosciente quale sono un  vocabolario diventa l’oggetto ideale per raccontare, fuori dalle righe, fuori dai margini. Linee, disegni, pasticci, garze, fil di ferro, cemento, occhi di bambola, soldatini, bruciature, spine, suture, bulloni, trasferibili, sono le mie parole inespresse, il codice attraverso cui si materializza il mio mondo. Accumuli, stratificazioni, assemblaggi si oppongono a  levare, sottrarre,  ridurre.  Lottano contro la piattezza, la banalità, il luogo comune. Vince l’eccesso, l’eccentricità.”

Le opere resteranno esposte fino al 21 novembre, successivamente otto di questi oggetti artistici saranno protagonisti di una serata a invito al Mudec dove si terrà un’asta di beneficenza. La serata è un evento che unisce i due mondi, per ricordare ancora una volta che “la moda è un linguaggio, un codice, un modo per comunicare, e gli abiti sono parole di un grande vocabolario”.


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