Il dramma della piccola Iman, bimba ferita in un bombardamento in Yemen: Papà sto morendo


Iman ferita in un bombardamento mentre giocava nel cortile di casa (Save the Children)
in foto: Iman ferita in un bombardamento mentre giocava nel cortile di casa (Save the Children)

Quando è stata raggiunta da suo padre Salem, la piccola Iman non smetteva di piangere. “Sto morendo papà, sto morendo, sto morendo”, urlava tra le sue braccia. Iman, 6 anni, stava giocando nel cortile di casa, nella città di Hodeidah, in Yemen, quando il suo quartiere è stato bombardato da un attacco aereo. Le bombe hanno distrutto l’intero isolato e le schegge hanno colpita la bimba ferendola gravemente al collo, alla mano e alla gamba.

Salem stava tornando a casa da lavoro quando ha visto il fumo sollevarsi dalla sua casa. Ha cominciato a correre disperatamente col terrore che tutta la sua famiglia fosse morta, quando è arrivato ha trovato sua figlia Iman distesa a terra, disperata e coperta di sangue. La bambina è stata portata nell’ospedale locale, dove il medico è riuscito a tamponare l’emorragia di sangue ma ha subito consigliato al padre di portarla in una clinica meglio equipaggiata per curarla adeguatamente. Lo staff di Save the Children ha trasferito Iman nell’ospedale della città di Sana’a affinché potessero intervenire sulla sua ferita al collo e per la quale a Hodeidah non avevano gli strumenti necessari per l’operazione.

La bambina sta a poco a poco migliorando, assicura l’organizzazione umanitaria. Oltre alle cure mediche, Iman riceve supporto psicologico per aiutarla a superare l’esperienza traumatica che ha dovuto affrontare. “Siamo impegnati sul campo supportando i bambini che hanno subito gravissime lesioni causate da armi esplosive, da attacchi aerei o da mine”, si legge in una nota di Save the Children. “Trattare queste ferite è particolarmente difficile in Yemen – continua il comunicato – dove il sistema sanitario è ormai al collasso, le protesi sono difficili da reperire e ci sono pochi chirurghi formati per curare questo genere di ferite”.

Iman è sopravvissuta ma in Yemen i civili continuano a morire senza sosta in una guerra che si trascina da oltre tre anni. Tra giugno e agosto – solo nella città di Hodeidah – almeno 349 persone hanno perso la vita, tra cui quasi 100 minori. “Sappiamo che i bambini sono particolarmente vulnerabili quando armi esplosive come missili o mortai colpiscono aree popolate, come città, mercati, scuole e ospedali. I loro corpi sono più piccoli, hanno maggiori probabilità di essere feriti alla testa e al collo e le schegge hanno maggiori probabilità di colpire i loro organi vitali. È difficile per il mondo ascoltare questi racconti, ma è la dura realtà per un bambino che vive nello Yemen in questo momento”, ha affermato Tamer Kirolos, direttore di Save the Children in Yemen.  

In questi mesi il numero delle vittime ha subito una preoccupante impennata raggiungendo la media di 116 vittime al mese, un picco che è conseguenza dell’offensiva lanciata a giugno dalla Coalizione guidata da Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti per riconquistare la città e il suo porto ancora sotto il controllo degli Houti. Con il nuovo attacco a Hodeidah, più di cinque milioni di bambini sono a rischio fame e carestia e le famiglie hanno difficoltà ad accedere a cibo e cure mediche. Di fronte a questa situazione già drammatica, l’interruzione di rifornimenti di cibo e carburante potrebbe causare una crisi senza precedenti.

“Lo Yemen è un disastro e al momento non vedo alcuna luce alla fine del tunnel”, ha detto David Beasley, direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite. Il costo del cibo è aumentato del 35% negli ultimi 12 mesi e sono circa 18 milioni le persone che in Yemen si trovano in condizione di insicurezza alimentare, hanno avvertito i funzionari dell’Onu.  “Lo Yemen – ha aggiunto Beasley – è senza dubbio la peggiore crisi umanitaria del mondo”.

“Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un picco scioccante delle violenze, da un attacco aereo che ha colpito uno scuolabus pieno di bambini a un bombardamento vicino ad un ospedale. Gli scontri avvengono in aree urbane densamente popolate e i bambini rimangono intrappolati, rischiando la morte o ferite che stravolgono le loro vite”, ha proseguito Kirolos. “Migliaia di bambini hanno perso braccia, gambe o la capacità di parlare o camminare a causa degli effetti delle armi esplosive. Le strutture sanitarie nello Yemen non sono attrezzate per curare questo tipo di lesioni. Questi traumi possono rendere invalido un bambino per il resto della sua vita. Le parti in conflitto devono sedersi al tavolo dei negoziati per porre fine alle sofferenze dei bambini yemeniti. Dovrebbero cominciare fermando l’uso di armi esplosive nelle zone popolate, in modo che i bambini non rischino più di morire o di rimanere feriti”.

Questa è una guerra contro i bambini. Il mondo sembra accettare l’oltraggioso disprezzo per le convenzioni di guerra e i bambini ne pagano il prezzo. È sconvolgente che nel 21° secolo – conclude l’organizzazione umanitaria – stiamo rinnegando un principio così semplice, come quello secondo cui i bambini dovrebbero essere protetti”.


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