Il ministro Bussetti: “Serve ricostruire il patto tra allenatori e famiglie” – La Gazzetta dello Sport


Interista “critico”, ex portiere, ex professore di educazione fisica, lo sport riempie l’agenda del ministro dell’istruzione: “Il sistema cambierà, è finito il tempo delle sperimentazioni”

A Gallarate si narra che Marco Bussetti fosse un portiere discreto. Poi, stanco di buttarsi nel fango, entrò in una palestra vicino a casa. Ed ecco la folgorazione: “In quel momento ho scoperto il basket: sul parquet ho imparato tutto o quasi della vita”. Oggi, a 56 anni, si è trasferito a Roma per impegni di lavoro: fa il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca. Da ex professore di educazione fisica, ma pure da interista “critico”, lo sport riempie la sua agenda. Ministro, cosa impara uno studente su un campo da gioco?
“Sopra ogni cosa, l’approccio: una gara prevede una preparazione. Nel basket ho scoperto la chimica e le regole che governano qualsiasi gruppo. E poi mi è servito molto fare l’allenatore. Mi piaceva lavorare sulle difese: non conta avere la palla in mano, ma faticare per gli altri, rubare spazi, scalare, anticipare”. Quanto conta un allenatore nell’affiancare i genitori?
“Purtroppo viviamo in un mondo in cui la cultura del risultato prevarica su tutto. È una stortura che i nostri docenti hanno ben chiara, mentre i tecnici meno. L’allenamento non serve se si trasforma in addestramento e non sviluppa le qualità dei giovani. Per fortuna, negli anni è stato fatto un po’ di lavoro sui tecnici federali che ora hanno conoscenze anche in campo formativo”. Non trova che il suo vecchio insegnamento, l’educazione fisica, sia sottovalutato?
“Una volta, forse. Adesso mi accorgo che tante famiglie hanno ben presente il ruolo del prof. di scienze motorie. La mia idea è di rivedere l’organizzazione dello sport scolastico, di definire al meglio il ruolo dei centri sportivi e le collaborazioni con le federazioni. Basta con le sperimentazioni, serve qualcosa di strutturato nel tempo. E poi avremo finalmente insegnanti laureati in scienze motorie nella scuola primaria: saranno circa 11.800, arriveranno gradualmente”. Sedentarietà, poca abitudine motoria, abuso di apparecchi elettronici: come combattere questi problemi e riportare i bimbi al gioco?
“Sono cambiati gli stili di vita, ahinoi. Alle medie i ragazzi lasciano spesso l’attività sportiva pomeridiana e lì la scuola deve risultare complementare. Deve offrire la possibilità di fare attività sportiva multidisciplinare: in Italia, purtroppo, se nasci col calcio, farai sempre calcio”. Come vive il fatto che spesso sono gli adulti, in campo e non solo, a dare il cattivo esempio?
“I bambini sognano, i genitori spesso distruggono. È questo il punto: è necessario tornare a un patto allenatori-famiglie. Non c’è nulla di più grave che caricare di aspettative i ragazzi”.
Se c’è un modo per combattere la diseguaglianza, quello è lo sport: vede un vuoto educativo da colmare in Italia?
“Lo sport e la scuola saranno sempre straordinari strumenti inclusivi, però tocca agli adulti renderli efficaci al cento per cento. Devono cadere le differenze e le barriere culturali. Ad esempio, un uomo può sbagliare: che sia un giocatore o un arbitro, può sempre sbagliare. L’accettazione dell’errore, a volte, per noi è qualcosa di incomprensibile, ma è la base di tutto”. Quanto è importante l’organizzazione di grandi eventi sportivi come Olimpiadi o Europei U21 per fidelizzare gli appassionati italiani?
“Fondamentale. Le Olimpiadi portano i ragazzi a conoscere nuove discipline, nuovi eroi. A incuriosirsi della vita. Abbiamo visto subito con le Atp Finals di tennis: la passione della gente è stata immediata”. E della sua Inter che ci dice? Le piace Conte?
“Mettiamola così: sono un po’ allergico a un ex juventino sulla mia panchina. Nella storia è più quello che abbiamo dato alla Juve rispetto a quello che abbiamo ricevuto: mi brucia ancora Boninsegna-Anastasi…”. Ha visto l’Icardi contro tutti? Si litiga di più nel Consiglio dei ministri o nello spogliatoio nerazzurro?
“Nello spogliatoio dell’Inter, fidatevi! In Consiglio siamo tutti d’accordo e in armonia. Certo, l’altro Conte, il premier, è romanista, ma tutti abbiamo qualcosa da farci perdonare…”.


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